«C’è bisogno di un altro nome»

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Il nostro focus sulle potenzialità del settore turistico dei territori piemontesi in cui viene diffuso Il Popolo si è arricchito di un ulteriore capitolo che merita un “Primo piano”.

Nei giorni scorsi si è svolto un incontro congiunto di due commissioni del Consiglio Comunale di Tortona – quella dedicata a Cultura e Turismo e quella sugli Enti Partecipati – al quale sono stati invitati anche i manager di Alexala, per approfondire il rapporto tra il Comune e l’agenzia di sviluppo turistico locale per la Provincia di Alessandria.

Su queste colonne alcuni operatori di settore hanno manifestato la necessità di lavorare su concetti di maggiore massa critica, portando all’identificazione più precisa di un’area che comprenda Tortonese, Novese, valli limitrofe e Gavi, nell’ottica di una competizione di marketing territoriale in cui le singole realtà da sole hanno poca visibilità e poco significato. Il dibattito nella seduta di commissione – che ha tenuto conto dei nostri articoli – ha toccato anche il rapporto con i territori limitrofi, oltre che gli aspetti istituzionali, confermando le nostre sensazioni sulla contiguità culturale, paesaggistica e di produzioni. Non tutti condividono la proposta di usare la denominazione di “Oltregiogo” per identificare il territorio: alcuni ritengono più appropriato “Terre d’Incontro” oppure “Quarto Piemonte”. Per questo abbiamo scelto di dedicare l’approfondimento di oggi alle posizioni emerse in commissione, per poi riprendere, dal prossimo numero, a sentire le opinioni di produttori vinicoli, ristoratori, commercianti, operatori culturali e istituzioni.

I consiglieri comunali di maggioranza e opposizione: «Noi non siamo Monferrato»

Il dato principale è politico, prima che istituzionale o economico o di opinione. Tutte le forze politiche del Comune di Tortona hanno espresso i medesimi dubbi e le medesime sollecitazioni in merito allo sviluppo turistico locale. Maggioranza e opposizione. Un’unità di intenti che sarà molto preziosa per il futuro, comunque prosegua il rapporto con Alexala. Tutti hanno manifestato la sensazione che il territorio tortonese, comprensivo di città, pianura e valli, abbia una specificità che può essere condivisa con il Novese e con Gavi, ma difficilmente compatibile con il Monferrato, ovvero la denominazione territoriale su cui l’agenzia di sviluppo turistico investe risorse e energie da anni. Legarsi al nome “Monferrato”, pur non facendone parte in senso geografico, può portare benefici, ma altrettanto difficilmente un turista attratto da ciò che questo termine evoca, sceglie di visitare un’area marginale rispetto al cuore del territorio di riferimento. È questa, sostanzialmente, la critica mossa in sede di commissione consiliare. Lo hanno riferito in primis le due presidenti di commissione: Anna Sgheiz (Lega) per la Cultura e Turismo e Marcella Graziano (Pd) per la commissione Bilancio ed Enti Partecipati. «Tortona non è ricompresa nel Monferrato. – ha detto Sgheiz – Facendo ricerche su internet, ad esempio, nessun documento esce quando si associano i due nomi. Sono due culture simili ma differenti, con specificità ben precise per le produzioni tipiche. E per le vicende storiche i due territori hanno poco in comune. Difficile attrarre turismo in un modo che non ci rappresenta adeguatamente».

«Si può accettare che la definizione “Monferrato” possa essere un modo per definire un territorio più ampio, ma non sta funzionando. – ha aggiunto Graziano – I dati dell’ultimo decennio rilevano sul Tortonese un calo notevole di presenze, nonostante invece sia il territorio con maggiore crescita per quantità e qualità conclamata dei produttori, un salto difficilmente comparabile con altre zone di tradizione consolidata». Da tutti i consiglieri intervenuti, analoghi dubbi. Pino Cuniolo (M5s): «Anche sul sito stesso di Alexala si parla poco del Tortonese, si parla di Monferrato in maniera onnicomprensiva e non siamo Monferrato». Giuseppe Bottazzi (FdI): «Va bene come modo per cercare spazio, ma Tortona non c’entra assolutamente niente, c’è grande differenza di prodotti, di territorio, di cose da vedere. Il Tortonese ha un elevato numero di musei, da Volpedo al Maglietto all’abbazia di Rivalta, ha collegamenti con le valli, il cicloturismo: occorre un programma per rilanciare il territorio, sfruttando anche la grande opportunità della fermata in città del treno Eurocity per la Svizzera». Gianni Castagnello (Pd): «Si può accettare di rientrare nel progetto Monferrato, ma a patto di valorizzare le nostre diversità. Nel progetto finora svolto da Alexala manca un percorso storico artistico, che valorizzi castelli, dimore storiche, chiese, pievi, la pinacoteca. “Oltregiogo” è un nome storico per indicare le terre al di qua dell’Appennino, di influenza genovese, ma copre piuttosto Novi, Gavi, Val Borbera, Val Curone; Tortona non appartiene all’“Oltregiogo”, è confinante. Un legame di questo tipo però può giovare a diffondere la denominazione del Tortonese come “Terre d’Incontro” o “Porta del Piemonte”». Anche l’assessore alle Attività Economiche Fabio Morreale (Nuova Tortona) si è espresso in questi termini: «Noi come tortonesi non ci identifichiamo nel Monferrato, occorre inserire il marchio “Derthona” in Alexala, un’agenzia cui il nostro Comune aderisce ma con la capacità anche di muoversi in modo autonomo, vedi gli sviluppi legati alla fermata del treno Eurocity, alle iniziative dei produttori alimentari, agli itinerari tra le cantine, tutte iniziative nate in loco e che stanno dando risultati e prospettive».

E si è proseguito poi sottolineando gli investimenti fatti sul cicloturismo, la creazione di manifestazioni, la necessità di lavorare insieme a territori contigui e a realtà istituzionali, la carenza da parte di Alexala di capacità di attrarre i privati e stimolare partecipazione pubblica: Tortona ha il 4% nelle partecipazioni societarie dell’agenzia provinciale, quota considerevole se si pensa che il totale è suddiviso tra appena 25 soggetti.

Il ritorno quindi è finora stato minimo, soprattutto con il Tortonese compresso all’interno di una progettazione in cui la definizione territoriale compare in modo marginale. Da qui l’opportunità di unirsi con territori contigui a loro volta non comprensivi senza forzature nel termine “Monferrato”, ragionando sulla comune dotazione vinicola e paesaggistica e aggiungendo quelle opportunità storiche e culturali specifiche per arricchire l’attrattività di un’area che vada dall’Appenino e il Po all’Ovadese, al confine con la Lombardia, scavallando in Oltrepò.

L’agenzia di sviluppo turistico Alexala: «Abbiamo portato investimenti per 700.000 euro»

Nel confronto con la politica tortonese, il management di Alexala ha ribadito la convinzione nei propri progetti e l’essenzialità della propria sussistenza, per la capacità innanzi tutto di attrarre fondi pubblici. Così si è espresso il presidente Pierluigi Prati, in risposta e replica alle domande e sollecitazioni emerse nel dibattito: «Se dire che Tortona non fa parte del Monferrato significa dichiarare conclusa l’esperienza di questo territorio con Alexala non è corretto né giusto nei nostri confronti. Posso fare esempi di molte altre zone che non rientrano strettamente nella definizione “Monferrato” ma che possono trarre sviluppo da un progetto di questo tipo. E comunque Alexala è molto altro. Occorre ad esempio ricordare il nostro ruolo, un soggetto che opera su tutto il territorio alessandrino e ha portato investimenti per 700.000 euro, di provenienza regionale, e che sono stati impegnati per sviluppare i flussi turistici Questi soldi arrivano perché c’è un’Atl, appunto Alexala. Tutti gli operatori internazionali conoscono la parola Monferrato, non altre. Non è campanilismo, è vocazione internazionale».

Pierluigi Prati

Si è poi toccato un nodo fondamentale per l’analisi dei passaggi turistici sul Tortonese: «Per le statistiche, la Regione Piemonte ci ha chiesto di considerare come presenze solo quelle che hanno avuto almeno un pernottamento sul territorio. Non viene considerato turismo il passaggio che non impatti almeno per una notte». «I turisti cercano esperienze diverse, vogliono restare sul territorio più a lungo. Servono strutture visitabili, disponibilità di posti letto, eventi: liquidare così un’attività come la nostra in cui si investono decine di migliaia di euro ogni anno mi sembra superficiale. La politica deve occuparsi di mantenere territori puliti e strade ben praticabili, allo sviluppo del territorio e delle tipicità locali devono poi pensare soggetti professionalmente e istituzionalmente deputati. Non basta una lista di cose belle da vedere».

Stefano Brocchetti

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