Beato Domenico Lentini

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Il 25 febbraio, ricorre la memoria del Beato Domenico Lentini, sacerdote lucano beatificato il 12 ottobre 1997.

Le sue spoglie mortali sono custodite ed esposte alla venerazione nella chiesa parrocchiale di S. Nicola di Bari, a Lauria.

Nacque il 20 novembre 1770 da Macario e Rosalia Vitarella, di povere condizioni economiche. A quattordici anni seguì la vocazione al sacerdozio e l’8 giugno 1794 fu ordinato sacerdote nella cattedrale di Marsiconuovo, dal vescovo Mons. Bernardo Maria Latorre.

Rimase per tutta la vita a Lauria, offrendo tutto se stesso nel ministero. Infiammato dallo Spirito Santo, rimaneva lunghe ore in preghiera e in adorazione davanti al Santissimo Sacramento e celebrava l’eucaristia con un’intensa partecipazione, tanto da essere definito “angelo all’altare”, anche a causa delle sue frequenti estasi.

Sempre disponibile al sacramento della penitenza, ascoltava assiduamente le confessioni dei fedeli e si dedicò con impegno all’evangelizzazione e alla catechesi attraverso una notevole attività di predicazione tra le persone di tutte le condizioni non solo in Lauria, ma anche nei paesi limitrofi.

Conobbe anche dure prove: fu calunniato presso il vescovo da un sacerdote e passò attraverso gli anni di fuoco della Rivoluzione napoletana del 1799.

I suoi quaresimali, le sue missioni, le sue omelie toccavano il cuore di tutti, perché lui stesso viveva quanto dal pulpito predicava agli altri. Il sacerdote nutriva una grande devozione verso la Madonna Addolorata, di cui diffuse il culto e a lei dedicò la fondazione di una Congregazione di impegno spirituale, penitenziale e caritativo.

Era anche un uomo di profonda cultura e per trenta anni ragazzi e giovani di Lauria e del circondario affollarono la sua povera casa in una vera e propria scuola cattolica, con l’intento di formare «ottimi cristiani e santi cittadini».

Osservò sempre una stretta povertà volontaria, che unì a un’incondizionata obbedienza ai suoi superiori ecclesiastici.

Nella via dell’umiltà totale, trascorse la sua esistenza in continua e aspra penitenza: consumando cibi frugali, mortificando il corpo con cilici e flagellazioni e usando il pavimento come letto.

Morì il 25 febbraio 1828, dopo un’agonia vissuta nel completo abbandono mistico. Dopo la sua morte ci furono prodigiose guarigioni e numerose conversioni e la fama della sua santità si diffuse rapidamente.

Daniela Catalano

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