All’insegna dell’amicizia

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di Maria Pia e Gianni Mussini

Domenica scorsa siamo venuti a Tortona a trovare Loretta e Nuccio, due care persone con cui l’amicizia è nata “tout doucement”, come quella tra la volpe e il Piccolo Principe di Saint-Éxupery: si lascia assaporare pian piano ma poi entra nel profondo del cuore e ci rimane indelebile.

L’amore tra Nuccio e Loretta è sbocciato tardivo, ma non per questo è meno brioso, ravvivato com’è da tante belle curiosità: cinema, letteratura, arte, viaggi, amicizie…

Nuccio, cattolico progressista d’altri tempi (ma oggi, con questo Papa, non c’è più gusto…), ha insegnato e fatto il preside in diverse scuole. Ed è stato anche docente universitario di Storia del cinema, campo in cui è un vero maestro. Nei nostri primi incontri avevamo scoperto che da bambino era stato dirimpettaio, a Voghera, di una di zia di Maria Pia (Wanda, la moglie dello zio Beppe che aveva fatto la campagna di Russia).

Loretta, marchigiana con la grazia della donzelletta leopardiana, ha lavorato all’Italstrade. E anche qui piccolo colpo di scena: è la stessa ditta del papà di Maria Pia. La scoperta delle esperienze biografiche comuni si è poi accesa di una luce particolare (mancavano solo, di sottofondo, gli applausi, le lacrime e gli abbracci di Carramba che sorpresa!) quando, facendo scorrere i vari luoghi di residenza, si è scoperto che tutte e due – sia pure in anni diversi – avevano abitato a Santa Valburga d’Ultimo, frequentando la stessa pluriclasse con la stessa mitica maestra; e anche a Pian del Voglio, il paesino sperduto sugli Appennini ma impreziosito da un ardito viadotto dell’Autostrada del Sole.

Non stiamo a dirvi le altre relazioni in comune, gli aneddoti e, insomma, le scoppiettanti invenzioni di quel Caso che forse si chiama Provvidenza.

Il discorso, con Loretta e Nuccio, non muore mai: si stava proprio bene nel loro aereo appartamentino in un bel palazzo del centro di Tortona, da dove tocchi il cielo con un dito mentre i vicini Appennini provocano già un sentore di mare (dopo tutto in linea d’aria ci sono poco più di cinquanta chilometri).

Gianni era sotto cortisone per uno dei suoi attacchi di ernia del disco. Inizialmente imbambolato, gli è però passato tutto in quelle buone ore trascorse con Loretta e Nuccio. Che nel pomeriggio ci hanno regalato una visita al tortonese Museo del Divisionismo, gioiellino promosso dalla locale Cassa di Risparmio. Una meraviglia, con opere di Giuseppe Pellizza da Volpedo e poi – tra gli altri – Segantini, Medardo Rosso, Nomellini, Longoni, Fornara, sino ai futuristi Severini, Boccioni e Balla. Ma ci hanno colpito anche le tele del numen loci, il tortonese Paolo Barabino.

Insomma, una di quelle giornate che fanno bene. All’insegna dell’amicizia, che come l’amore è un gran dono di Dio, e proprio per questo rimane ben viva dentro. E non va più via.

cantiamolavita@katamail.com

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