Alessandro Trespioli diacono benedettino

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Domenica prossima Mons. Viola presiede la cerimonia di ordinazione nell’Abbazia di Montecassino

MONTECASSINO – Domenica 11 ottobre nella Basilica Cattedrale di Montecassino Mons. Vittorio Viola conferirà il diaconato ad Alessandro Trespioli, che due anni fa aveva fatto la sua professione solenne nell’ordine benedettino.

Dom Alessandro – dom è il titolo ecclesiale in uso nella famiglia benedettina – è nato a Novi Ligure nel 1983. Dopo la maturità classica, ha proseguito gli studi musicali, che già aveva avviato presso l’associazione “A. Casella”, nei Conservatori prima di Genova e poi di Torino e alla facoltà di Musicologia di Cremona.

Ha conseguito il diploma in Organo e composizione organistica e in Musica corale e direzione di coro. Durante gli anni di studio, ha lavorato per l’associazione “Casella” sia come collaboratore sia come insegnante di pianoforte a Vignole Borbera.

A lui abbiamo rivolto alcune domande per conoscere la sua storia e il percorso vocazionale che lo ha portato nella antica e illustre congregazione dei monaci benedettini.

Come è nata la sua vocazione?

«Sono cresciuto in famiglia a Novi, con mia sorella Laura e mio fratello Marco e con la presenza importante dei nonni, frequentando la scuola, lavorando e passando tanto tempo nella mia parrocchia di Sant’Antonio per il servizio dell’altare e dell’organo, la catechesi e l’oratorio, prima con la guida dei Frati Minori e poi con quella degli Oblati di S. Giuseppe. In seguito ho anche assunto l’incarico di organista e maestro dei cantori nella Collegiata di Novi, ai tempi del caro don Franco Zanolli. Dire come sia nata la mia vocazione mi è sempre stato difficile: troppo ovvio o troppo imperscrutabile. Forse si potrebbe dire misterioso, avvolto in quel mistero, che è il dispiegarsi della benevolenza di Dio per gli uomini in Cristo, che coglie ciascuno nei modi che solo lui conosce. Posso dire che non c’è stato nessun evento improvviso, “scatenante”; ho sentito la vocazione, come la grazia, precedermi e accompagnarmi sem- pre e da sempre, quasi come una cosa per me connaturale, che cresceva con me.

E ora spero che colui che ha chiamato la porti a compimento».

Domenica 11 ottobre sarà ordinato Diacono: quali sono state le tappe del cammino e come si svolgerà la cerimonia?

«Nel mio caso si potrebbe o meglio si dovrebbe parlare di vocazioni: l’una è quella monastica, l’altra quella agli ordini sacri. Il Signore può chiamare la stessa persona all’una e all’altra vocazione; ma questa coesistenza non è scontata. Dunque, oltre alla formazione monastica, che incomincia con l’ingresso in monastero e, attraverso il postulantato, il noviziato e il tempo della professione temporanea, porta alla professione solenne e perpetua, ho ricevuto an- che una formazione biblica, filosofico-teologica e liturgica, in vista dell’ordinazione, in un corso di studi, che ho intrapreso cinque anni fa, all’Ateneo S. Anselmo a Roma e che ho concluso nel giugno scorso.

Negli ultimi mesi, come vuole la Chiesa, sono stato istituito lettore e successivamente accolito.

Una volta ordinato diacono, dovrò svolgere questo servizio per un periodo congruo e poi potrò essere ordinato sacerdote. La celebrazione dell’ordinazione diaconale si svolgerà domenica 11 ottobre, durante la Messa Conventuale delle 10.30 nella basilica cattedrale di Montecassino. Il padre Abate, dom Donato Ogliari, accogliendo il mio suggerimento, ha invitato Mons. Vittorio Viola, perché sia lui a conferirmi l’ordine sacro del diaconato, con l’imposizione delle mani e la preghiera di ordinazione, affinché per l’opera dello Spirito io diventi un diacono, a immagine di Cristo-servo, per la gloria del Padre, al servizio del suo popolo».

Cosa significa essere benedettino oggi ed esserlo a Montecassino, culla dell’ordine?

«S. Benedetto non voleva certo un ordine. Pensi che definisce la propria Regola “minima inchoationis Regula”, “piccolissima Regola per cominciare”, una specie di abbecedario per principianti monaci…

In questo senso, essere benedettino oggi è come essere benedettino in ogni tempo: si tratta di mettersi, sotto la guida del Vangelo, sul cammino della ricerca di Dio, per godere della sua presenza in eterno. Che è poi il contenuto di una vita genuinamente cristiana, sebbene con connotazioni particolari.

E questo non può che avvenire “oggi”, “ho-die”, in questo giorno, ossia in ogni giorno che il Signore ci consegna, con le sue fatiche e le sue gioie.

Ciò vale a Montecassino come nell’ultimo monastero benedettino fondato in terra di missione! Certo, a Montecassino si sentono il peso – ma anche il sollievo – di una presenza e di una storia, che hanno segnato l’umanità profondamente».

Cosa vorrebbe dire alla sua diocesi e in particolare ai giovani?

«La Chiesa Tortonese, insieme con la mia famiglia, altre persone più intime e le famiglie religiose dei Frati Minori e degli Oblati di S. Giuseppe, è il popolo che mi ha accolto e fatto crescere nella fede, insieme alla crescita umana. Dunque, alla diocesi (pastori e popolo, viventi e defunti) vorrei anzitutto dire il mio sincero «Grazie».

Chiedo poi che continuiate a pregare per me e con me, come avveniva quando ero tra voi.

Il monachesimo ha segnato Tortona e il suo territorio da antica data (per esempio Sant’Alberto di Butrio e Rivalta Scrivia): ricordate e riscoprite questo patrimonio di fede e di cultura. E camminate, ciascuno nel suo stato di vita, sotto la guida del Vangelo, alla ricerca di Dio. Questo vale particolarmente per i giovani. Probabilmente ognuno di loro avrebbe bisogno di una parola solo per lui o per lei. A tutti, però, posso dire di provare a fidarsi del Vangelo, annunzio di cose buone e belle che possono riempire la vostra vita di vita autentica: Dio vi ama; Dio vi cerca; in Gesù vi ha cercato e vi cerca ancora e sempre; lasciatevi trovare, concedetegli almeno uno sguardo, provate ad ascoltare qualche Parola, di quelle che escono dalla sua bocca; e gusterete un cibo delizioso, il cibo dell’amore che ha per voi. Le difficoltà non mancheranno, ma avrete una roccia alla quale appoggiarvi».

Come immagina il suo futuro?

«Siamo in un tempo e in uno spazio di marcata precarietà anche per le istituzioni più antiche: immaginare il futuro è particolarmente ostico. Io voglio sperare che il Signore permetta ancora a noi monaci benedettini di testimoniarlo, incamminandoci ogni giorno, per cercarlo, guidati dal vangelo, seguendo con amore e fedeltà quella piccolissima Regola per principianti, che il nostro santo Padre Benedetto ci ha lasciato.

E così possiamo giungere tutti insieme alla vita eterna».

Daniela Catalano

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