A che ora facciamo?

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di Patrizia Ferrando

Saper arrivare in orario è una grande virtù, un’ottima sintesi di organizzazione introiettata e di considerazione per se stessi e per gli altri. La puntualità sembrerebbe, quindi, qualcosa di non sempre facile da rispettare, ma molto semplice da definire. In realtà, tutto questo risulta meno lampante quando parliamo di convivialità domestica, dell’invitare a pranzo o a cena in casa. In tutte le altre circostanze, puntuali significa all’orario convenuto o qualche minuto prima (non troppi); se, invece, un conoscente ci ha invitati alla sua tavola, meglio pianificare un piccolissimo ritardo. Ad esempio: se ci siamo salutati ribadendo che ci vedremo alle 20, l’ora perfetta potrebbe fissarsi tra le 20.05 e le 20.10. Da evitare lo squillo del campanello alle 19.50, se abbiamo raggiunto prima la destinazione meglio attardarci un poco. Il motivo? Anche i padroni di casa più organizzati incorrono in inconvenienti o dimenticanze. Così, proveranno gratitudine se non li sorprenderete mentre cercano febbrilmente un cavatappi che pare essersi volatilizzato o mentre lottano con un bottone dispettoso che non vuole chiudersi. Non temiate di sembrare pedanti o noiosi se puntualizzate oppure chiedete di ribadire l’orario dell’invito: le abitudini riguardo i pasti variano e, al di là di un generico costume per cui nelle regioni settentrionali si mangia prima rispetto a quanto avviene in quelle meridionali, il concetto di “ora di pranzo” od “ora di cena” innesca qualche equivoco. Ormai superati dovrebbero essere, invece, i dubbi di denominazione: se di rado la mensa del mezzogiorno viene definita colazione, quasi impossibile è che qualcuno pensi di ricevere, in tali termini, un invito per prendere insieme caffelatte e brioche nelle prime ore del mattino.

Fin qui, abbiamo considerato l’orario di arrivo; nel complesso, però, maggiori dubbi suscita quello in cui congedarsi.

I manuali di galateo più classici offrono indicazioni come: dopo pranzo trattenetevi mezz’ora, un’ora circa dopo cena.

Fuor dalla pagina, e nella pratica, consiglio come sempre il buon senso: non schizzate via come lepri appena preso il caffè, ma non comportatevi nemmeno come se voleste occupare militarmente il salotto altrui. Soprattutto, sappiate cogliere espressioni un po’ provate o esigenze particolari come quelle di chi ha bimbi piccoli o impegnativi orari di lavoro. Non aspettate mai che la gente crolli: ve ne saranno grati, anche perché le buone maniere vietano di guardare l’orologio o alludere alla sveglia pronta a suonare all’alba dell’indomani per indurre al commiato ospiti che non accennano a salutare.

patrizia.marta.ferrando@gmail.com

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