33 milioni di pellegrini a Roma per ricevere l’indulgenza

Visualizzazioni: 32

Papa Leone XIV ha chiuso il Giubileo della Speranza aperto da Papa Francesco. Nella solennità dell’Epifania ha detto: «L’amore di Cristo ci ha spinti alla conversione, alla fraternità, alla ricerca della giustizia e della pace»

DI MARCO REZZANI

Alle 9.41 di martedì 6 gennaio, solennità dell’Epifania del Signore, Papa Leone XIV ha chiuso la Porta Santa della basilica di San Pietro, con l’apposito rito che sancisce la fine del Giubileo ordinario del 2025, sul tema Pellegrini di speranza, aperto dal suo predecessore, Papa Francesco, il 24 dicembre 2024. I disegni di Dio – Colui che «sorprende» ancora e sempre, come dirà nell’omelia – hanno voluto che un Pontefice, Francesco, avviasse questo tempo speciale per la Chiesa e per il mondo e che a concluderlo fosse un altro Papa, Leone XIV. Un precedente simile si trova solo nell’Anno Santo del 1700, aperto da Innocenzo XII e chiuso da Clemente XI. Il rito di chiusura è iniziato con la processione d’ingresso e il canto dell’inno del Giubileo. «Come pellegrini di speranza – ha affermato il Papa all’inizio del rito – abbiamo ricercato la via della vita alla luce della Parola di Dio e della sua misericordia senza limiti. Il pane disceso dal cielo ha sostenuto il nostro cammino. L’amore di Cristo ci ha spinti alla conversione, alla fraternità, alla ricerca della giustizia e della pace. Con animo grato ci accingiamo a chiudere questa Porta Santa, varcata da una moltitudine di fedeli, sicuri che il Buon Pastore tiene sempre aperta la porta del suo cuore per accoglierci tutte le volte che ci sentiamo stanchi e oppressi». Quindi il Santo Padre si è recato davanti alla Porta Santa e, dopo averla attraversata, si è inginocchiato e raccolto in preghiera. Rialzatosi in piedi, ha chiuso i due battenti. A pregare con il Papa oltre 10 mila fedeli, riuniti in piazza San Pietro trasformatasi per 378 giorni in un’immensa chiesa giubilare all’aperto per più di 33 milioni di pellegrini venuti da tutto il mondo. Altre 5.800 persone erano sedute in basilica per la celebrazione. Tra loro, il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, con la figlia Laura. Presenti anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il segretario del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana Alfredo Mantovano. Al termine del rito di chiusura della Porta Santa, il Successore di Pietro ha presieduto la Santa Messa nella solennità dell’Epifania durante la quale ha esortato i cristiani a proseguire il cammino giubilare amando e cercando la pace, rifuggendo da ogni violenza e da questa «economia distorta» che «prova a trarre da tutto profitto», diventando invece segno di una Chiesa che diffonde «il profumo della vita», annunciando un «Dio che rimette in cammino», le cui vie non sono le vie del mondo e che nessun violento o potente nel mondo potrà mai «dominarle» o «bloccarle». Nell’omelia del Papa si sono intrecciati gioia e turbamento, resistenza e obbedienza, paura e desiderio. Gli stessi sentimenti dei Magi e del re Erode, simbolo di tutti quei «contrasti» che appaiono nella Sacra Scrittura ogni volta che Dio si manifesta. Il Pontefice ha ricordato che la celebrazione dell’Epifania non può che rafforzare la consapevolezza che in presenza del Signore «nulla rimane come prima» e che «questo è l’inizio della speranza. Dio si rivela e nulla può restare fermo. Finisce un certo tipo di tranquillità, quella che fa ripetere ai malinconici: non c’è niente di nuovo sotto il sole. Inizia qualcosa da cui dipendono il presente e il futuro». Questo varco – riferendosi alla Porta Santa di San Pietro, ultima a essere chiusa dopo quelle di Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano e San Paolo fuori le Mura – ha osservato il Papa – «ha conosciuto il flusso di innumerevoli uomini e donne, pellegrini di speranza, in cammino verso la Città dalle porte sempre aperte, la Gerusalemme nuova. Cosa ha mosso tutta questa gente? La ricerca spirituale è un serio interrogativo al termine dell’Anno giubilare: milioni di loro hanno varcato la soglia della Chiesa. Che cosa hanno trovato? Quali cuori, quale attenzione, quale corrispondenza? Come i Magi, queste persone hanno accettato la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l’esigenza di andare, di cercare». «Tutti – le parole di Papa Prevost – siamo vite in cammino». È il dinamismo del Vangelo che ci orienta verso l’Altissimo che «ci può turbare, perché non sta fermo nelle nostre mani come gli idoli d’argento e d’oro», ma è un Dio «vivo e vivificante». Questo «profumo della vita» deve ora irradiarsi da tutti quei luoghi come cattedrali, basiliche, santuari, divenuti meta di pellegrinaggio giubilare per offrire «l’impressione incancellabile che un altro mondo è iniziato». «C’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino?» – la domanda del Pontefice. La gioia viene dalla sua Parola, dal Vangelo che «libera», «rende prudenti», sì, ma anche «audaci, attenti e creativi; suggerisce vie diverse da quelle già percorse» cioè le vie di Dio, ben diverse da quelle del mondo: «Le sue vie non sono le nostre vie, e i violenti non riescono a dominarle, né i poteri del mondo possono bloccarle». «Dio mette in questione l’ordine esistente – ha continuato Leone XIV – ed è determinato a riscattarci da antiche e nuove schiavitù». Non fa «rumore», ma il suo Regno «germoglia già ovunque nel mondo». Come in passato, anche oggi esso «subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono». Il pensiero del Pontefice si allarga ai «tanti conflitti con cui gli uomini possono resistere e persino colpire il nuovo che Dio ha in serbo per tutti» con l’invito a cercare e amare la pace che «significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino». Da Cristo – ha aggiunto – impariamo a cogliere «i segni dei tempi». Il Bambino, quello che «non ci attende nelle location prestigiose, ma nelle realtà umili» e che i Magi adorano, «è un Bene senza prezzo e senza misura». Nessuno può venderci questo: «È l’Epifania della gratuità». «Sì, il Signore ci sorprende ancora! Si fa trovare. – ha detto il Papa – Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora» con l’auspicio per «una magnifica umanità, trasformata non da deliri di onnipotenza, ma dal Dio che per amore si è fatto carne». A mezzogiorno dalla Loggia delle Benedizioni il Pontefice ha recitato l’Angelus durante il quale ha invitato tutti i credenti in Cristo a essere «tessitori di speranza», incamminandosi verso il futuro «per un’altra strada», come i Magi.

(Foto: Vatican Media/SIR)

Commenti: 0

Il tuo indirizzo mail non sarà reso pubblico. I campi obbligatori sono segnati con *