Vicende inedite della chiesa di San Matteo di Tortona

Visualizzazioni: 381

Il 21 settembre si commemora l’apostolo Matteo. Il reperimento di un volume uscito a Berlino nel 2007 permette di fare luce su un aspetto della nostra storia locale

L’origine della chiesa parrocchiale di San Matteo di Tortona è legata alla storia dei Canonici regolari di Santa Croce di Mortara e al loro insediamento in Tortona.

Il reperimento di un volume pubblicato a Berlino nel 2007, permette ora di chiarire gli aspetti inediti della fondazione della chiesa rimasti oscuri anche a don Clelio Goggi nella sua opera fondamentale Per la storia della diocesi di Tortona (volume I, Tortona 1963).

Nel citato volume (Mortariensis Ecclesia, Berlino, 2007) Cristina Andenna rende noti i documenti più antichi riferiti ai mortariensi e conservati presso l’Archivio dell’Ordine mauriziano di Torino e presso l’Archivio dei Canonici Lateranesi di Roma.

Facciata della chiesa di San Matteo a Tortona

Il 3 aprile 1115 il pontefice Pasquale II affidava a Bernardo Lonati (1102-1118), preposito della chiesa di Santa Croce di Mortara, e ai suoi successori la chiesa di S. Matteo sita nel “suburbio” di Tortona perché fosse retta dai canonici mortariensi. Il documento ricorda che la chiesa era stata edificata qualche anno prima dal defunto prete Alberto, a sue spese, sul suo terreno per la salvezza della sua anima e donata alla Chiesa di Roma, dietro un censo annuo di 6 denari milanesi.

Il pontefice disponeva inoltre che detta chiesa rimanesse per sempre sotto la tutela della sede apostolica e nell’unità della Mortariensis Ecclesia.

Questo atto di donazione da parte del pontefice rappresenta anche il primo documento ufficiale che attesti l’esistenza della congregazione mortariense. S. Matteo compare tra le chiese riconfermate dai pontefici ai mortariensi nelle bolle del 1134, del 1145 e del 1187.

Nel 1440 fu nominato preposto dei mortariensi Raffaele Salviati d’Altomonte, padre domenicano che lasciò il proprio ordine per condurre la chiesa mortariense.

Nel tentativo di riportare l’osservanza nella congregazione, nel 1448 Salviati convocò l’ultimo capitolo generale in S. Matteo a Tortona, ma non fu possibile applicare i previsti decreti di riforma. Salviati si recò allora a Roma e nel 1449 chiese ai canonici lateranensi di aggregare la sua congregazione alla loro. Papa Nicolò V, con bolla dell’8 febbraio 1449, sancì l’integrale passaggio della canonica mortariense in quella lateranense.

Tavola Madonna col Bambino, attribuita a Barnaba da Modena, databile alla fine del XIV secolo, conservata nella chiesa

Per quanto riguarda i priori succedutesi alla guida della chiesa di S. Matteo durante il XV secolo, le fonti attestano i nomi di tre canonici, due dei quali divennero abati dell’abbazia cistercense di Rivalta Scrivia. Giacomo Filippo Crivelli, di antica e nobile famiglia milanese, entrò giovanissimo nei canonici mortariensi e ottenne il priorato di S. Matteo di Tortona al quale però rinunciò nel 1427 per accettare la nomina ad abate dell’abbazia cistercense di Rivalta Scrivia.

Il Crivelli rimase abate sino al 1457, quando dal papa Callisto III fu nominato vescovo di Novara alla morte del vescovo Bartolomeo Visconti. Prese possesso della diocesi il 30 maggio 1457 e la governò sino alla morte, avvenuta nell’estate 1466. Nel maggio 1457 il duca di Milano proponeva alla successione ad abate dell’abbazia rivaltese il giovane tortonese Giacomo Bigurra già da sette anni canonico lateranense e priore di S. Matteo. Il pontefice si oppose alla nomina di un canonico di S. Agostino alla carica di abate cistercense e nominò abate commendatario di Rivalta Scrivia il cardinale Giovanni Castiglioni di Pavia.

La contesa si risolse solo nel 1458 quando si giunse a un compromesso nel quale il Bigurra avrebbe ottenuto l’abbazia di Rivalta mentre manteneva in commenda il priorato di S. Matteo la cui rendita avrebbe dovuto versarla al cardinale Castiglioni rinunciatario della commenda di Rivalta. Callisto III morì nell’agosto del 1458 e non perfezionò la concessione dell’abbazia rivaltese al Bigurra che fu comunque confermata da papa Pio II nel settembre 1458. Quando nel maggio 1459 il cardinale Castiglioni ottenne la commenda dell’abbazia di San Abbondio di Como, Giacomo Bigurra fu costretto a lasciare la commenda di S. Matteo che a sua volta fu concessa nel settembre 1459 da papa Pio II a Bartolomeo Busseti di Ilario, un altro giovane canonico tortonese (E. Canobbio – B. Del Bo, I “registra supplicationum” di Pio II (1458-1464), Milano, 2007).

Il Busseti, che si laureò in diritto canonico a Pavia, rimase priore di S. Matteo fino alla morte avvenuta il 29 luglio 1496.

Nel 1666 i Canonici lateranensi cedettero la chiesa e il piccolo convento di S. Matteo al Capitolo della Cattedrale di Tortona che lo concessero ai Domenicani rimasti senza monastero dopo gli assedi del 1642-1643. Dal verbale della visita pastorale del 1689 si apprende che erano già stati svolti importanti lavori di restauro ancora in corso nel 1693.

Particolare della stampa di Pietro Bertelli del 1606 che raffigura la chiesa di S. Matteo
con la facciata tipica delle chiese romaniche

Da una successiva visita pastorale, svolta dal vescovo Giulio Resta nei primi anni del XVIII secolo, la chiesa era definita “fabbricata tutta di nuovo in bella positura” (si veda: G. Bonavoglia – G. Decarlini, Documenti per la storia della chiesa di San Matteo in Tortona, Castelnuovo Scrivia, 1987).

La chiesa e l’altar maggiore furono consacrati dal Vescovo Anduxar il 26 novembre 1749. Nell’agosto 1802 il convento di S. Matteo fu soppresso con decreto napoleonico, mentre la parrocchia fu mantenuta e affidata all’ex domenicano Vincenzo Ferrero.

Fausto Miotti

Commenti: 0

Il tuo indirizzo mail non sarà reso pubblico. I campi obbligatori sono segnati con *