Un mano tesa alle famiglie

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Il 1° aprile il Senato ha approvato l’introduzione dell’assegno unico familiare per i figli da 0 a 21 anni. Giorgio Melelli, esperto di previdenza della Cisl FNP Alessandria-Asti, spiega di che cosa si tratta

Da più di un anno, con l’avvento della pandemia, per le famiglie italiane sono aumentati i problemi ed è diventata improrogabile la necessità di agire sulle politiche familiari da troppo tempo ignorate. Senza dimenticare che l’Italia ha un alto tasso di denatalità proprio perché spesso le donne sono costrette a scegliere tra vita lavorativa e familiare. La legge per l’assegno unico affonda le sue radici nella passata legislatura e parte dall’originario disegno di legge (ddl) Lepri-Del Rio. Secondo i primi firmatari, infatti, la disciplina vigente in materia si presentava frammentata e, proprio in ragione della mancanza di omogeneità dei benefici riconosciuti, la sua applicazione finiva col generare disparità di trattamento, difficilmente giustificabili. A queste motivazioni si aggiungeva quella dell’esiguità delle risorse che facevano dell’Italia una delle nazioni che meno investiva in Europa in politiche per la natalità. Molte delle questioni sollevate dal ddl Lepri-Del Rio sono state riprese oggi dal “Family Act”, messo a punto dal Ministero per le pari opportunità e la famiglia, guidato dalla ministra Elena Bonetti. L’assegno unico familiare, approvato dal Senato lo scorso 1° aprile, è il primo passo di questa ampia riforma che ha come obiettivo quello di sostenere la genitorialità e la funzione sociale ed educativa delle famiglie, contrastare la denatalità e favorire la conciliazione con il lavoro.

Per capire in cosa consiste il provvedimento e quali sono le novità che comporta, ci siamo rivolti a Giorgio Melelli, esperto di previdenza della Cisl FNP Alessandria-Asti.

Qual è il suo giudizio sull’assegno unico?

«Dopo aver saputo che il provvedimento “Assegno unico per i figli” è stato licenziato dal Senato in via definitiva, il giudizio è positivo. L’approvazione della legge arriva in un momento particolare della vita del nostro Paese. L’ISTAT ha segnalato che sono state decisamente basse le nascite avvenute nel 2020, per cui credo che questa legge vada nella direzione di invertire la tendenza, offrendo sostegni più corposi alle famiglie con figli, fino ad oggi un po’ dimenticate».

Quanto è importante questo provvedimento?

«Si tratta del primo passo del cosiddetto “Family Act”, che deve comprendere politiche familiari per educazione, natalità, sostegno alla genitorialità oltre alla revisione del lavoro femminile. Sicuramente è un provvedimento che tende a contrastare la povertà esistente nel nostro Paese che si è aggravata in questo periodo di pandemia.

L’onorevole Lepri, primo firmatario del disegno di legge, partecipando alla trasmissione “Sportello pensioni”, gestita dalla Federazione Pensionati della CISL Piemonte, ha riassunto in 5 punti gli ambiti nei quali la riforma inciderà sulla vita delle famiglie: favorire la natalità, sostenere i genitori, contrastare la povertà, sostituire prestazioni assistenziali e previdenziali – ad esempio le leggi attuali riguardanti la maternità e il sostegno alle famiglie sono numerose e a volte discordanti tra loro – e sostenere i consumi interni».

Quando entrerà in vigore? Chi sono i beneficiari e quali sono i parametri per accedere?

«La decorrenza della legge sarà dal 1° luglio 2021, data che rappresenta per i lavoratori dipendenti il rinnovo dell’assegno nucleo familiare. L’importo che sarà corrisposto oscillerà tra i 50 euro e i 250 euro a figlio, sulla base non più del reddito dichiarato (730, CUD) ma del reddito posseduto, per cui conteranno anche i depositi bancari, gli investimenti, le case di proprietà cioè tutto quello che serve per il rilascio dell’attestazione ISEE, unico documento utile per percepire l’assegno unico. Una cosa importante è che l’assegno è universale per cui spetterà a tutti i lavoratori sia dipendenti sia autonomi anche iscritti alla gestione separata, alle partite IVA e anche agli incapienti cioè coloro per cui il livello di reddito è basso ed è escluso dalla tassazione. Per chi non ha redditi bisogna aspettare di capire cosa diranno le circolari interpretative che i ministeri stanno approntando per rispettare i tempi di partenza. Non conosciamo ancora i parametri che saranno stabiliti per accedere al pagamento dell’assegno unico e che saranno resi noti nelle famose circolari».

L’assegno come modificherà il sistema delle detrazioni per i figli a carico?

«L’assegno unico parte dal settimo mese di gestazione e prosegue fino al compimento dei 21 anni. Per il figlio maggiorenne, da 18 a 21 anni, l’articolo 2 della legge prevede che l’assegno sarà concesso solo se il ragazzo frequenta un percorso formativo scolastico o professionale, un corso di laurea o una attività lavorativa per la quale il reddito prodotto sia inferiore ai limiti stabiliti dalla legge e sia registrato come disoccupato presso le agenzie per il lavoro o svolga servizio civile».

Ci sono misure che verranno meno con il nuovo assegno unico?

«L’articolo 3 prevede alcune soppressioni, in quanto l’assegno unico dovrebbe inglobare tutte le prestazioni riguardanti la maternità e gli assegni relativi: assegno nucleo familiare, assegno con almeno tre figli minori, assegno di natalità, premio alla nascita, fondo sostegno alla natalità e tutte le detrazioni per figli a carico».

La nuova legge semplificherà la vita alle famiglie?

«Non possiamo sapere se questa enorme novità legislativa semplificherà la vita delle nostre famiglie ma sappiamo di certo che per quelle a basso reddito e a reddito medio ci sarà sicuramente un beneficio economico derivante dall’assegno unico: avere più soldi aiuta la vita familiare e dà la possibilità di gestire tutte le problematiche giornaliere con più tranquillità e sicurezza.

Noi della CISL abbiamo partecipato ai lavori per l’attuazione del “Family Act” proprio perché siamo convinti che questa norma entrata in vigore sia una boccata di ossigeno per tante famiglie».

Daniela Catalano

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