Sono solo superstizioni?

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di Patrizia Ferrando

Non sono superstiziosa, come ho già avuto occasione di scrivere, ma cerco di prestare attenzione alle possibili scaramanzie di conoscenti e interlocutori, cosa che consiglio a tutti. Anche se un atteggiamento non ci appartiene, infatti, dispiace se una persona dovesse provare disagio e sensazioni negative in circostanze per noi neutre e tranquille o, in casi estremi, si ritrovasse quasi impaurita.

La settimana scorsa è forse capitato anche a voi di sentire qualche battutina sul venerdì 13. La pessima reputazione di questo numero ci arriva, in realtà, mutuata dal mondo anglosassone e americano, insieme perfino a una famosa serie di film horror intitolati proprio Venerdì 13. Da noi, tradizionalmente, il 13 poteva allarmare i superstiziosi soltanto come numero di commensali, al momento di mettersi a tavola, per il noto riferimento ai partecipanti all’Ultima Cena, in cui si leggeva presagio di morte o tradimento. Ma, lo stesso numero 13, in tempi ormai lontani ma non remoti, e per un rimando prosaico, appariva tra gli elementi di buon auspicio. I non giovanissimi ricorderanno i venditori di portafortuna, che, tra cornetti rossi, quadrifogli e ferri di cavallo, esponevano ninnoli a forma di 13: parlo di anni in cui la vincita al Totocalcio era sinonimo di ricchezza inaspettata.

Oggi meglio usare col 13, la cui pessima nomea nordica pare derivare dalla mitologia con l’ingannatore Loki, le piccole cautele riservate al 17, interpretato come segno di iattura perché il corrispondente romano XVII, anagrammato, diverrebbe “VIXI”.

Se, ai non superstiziosi consiglio di evitare di turbare qualcuno per una cosa da nulla, agli antipodi suggerisco ai superstiziosi di compiere uno sforzo di razionalità e reprimere il proprio disappunto fuori dai contesti confidenziali. Solito esempio tratto da fatti reali: ricordo una ragazza preda di reazioni quasi isteriche a un esame, e credo che imitarla, strillando se vi consegnano un foglio numerato con 13 o 17, porti molto, ma molto più male che abbozzare e tacere.

Una curiosità, da trasformare eventualmente in vezzo, ancora riguardante le fortune o sfortune finanziarie: secondo alcuni vecchi usi, ogni contenitore di denaro, per recare un felice auspicio di prosperità, deve avere in partenza un soldino al suo interno. Nulla vieta di rispettare in leggerezza questa tradizione, mutandola con grazia in un pensiero gentile in più: se regalate un portafoglio, oppure un salvadanaio, potrete aggiungere una monetina, teoricamente destinata a moltiplicarsi. In fondo, le superstizioni tese a recare il pensiero di cose belle risultano ben più allegre e simpatiche di quelle dominate dal tema di eventi sciagurati.

patrizia.marta.ferrando@gmail.com

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