Scuola di Teologia: perché frequentarla?

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Il direttore, don Maurizio Ceriani, illustra i corsi e spiega le finalità formative

TORTONA – Martedì 20 ottobre, alle ore 21, in cattedrale, la prolusione del vescovo, Mons. Vittorio Viola, apre il nuovo anno accademico della Scuola diocesana di Teologia che da alcuni anni è diretta da don Maurizio Ceriani (nella foto), vicario episcopale per i religiosi e parroco di Casei Gerola. A lui abbiamo chiesto di parlarci della Scuola e dei corsi che offre a quanti vogliono frequentarla.

Quando è nata la Scuola di Teologia e con quali finalità? E a chi si rivolge?

«La Scuola è stata fondata oltre 20 anni fa, grazie all’impegno e alla tenacia di mons. Pino Scabini, storica figura del clero tortonese, da sempre animato dalla sensibilità verso la dimensione culturale della fede. Nacque come impegno della diocesi nella formazione dei diaconi permanenti, impostando un cammino quadriennale secondo la ratio studiorum prevista per il diaconato permanente. Già allora, però, grazie alla lungimiranza di mons. Scabini la scuola fu aperta a una utenza più ampia che coinvolgesse diverse componenti della comunità diocesana. Oggi la Scuola di Teologia resta sempre attenta al cammino formativo del diaconato permanente e, insieme, offre il proprio servizio a larghi settori della Chiesa locale: catechisti, operatori pastorali, collaboratori parrocchiali, volontari delle diverse realtà, associazioni, gruppi, confraternite, movimenti, famiglie religiose e si rivolge anche ai confratelli sacerdoti che desiderano rinverdire gli studi teologici».

Come si svolgerà il nuovo anno al tempo del Covid?

«Lo scorso anno accademico è stato bruscamente interrotto ai primi di marzo dall’emergenza Covid. In ottobre vogliamo riprendere la nostra attività anche come segno di speranza in questo momento così impegnativo, osservando tutte le norme per svolgere in assoluta sicurezza il nostro servizio. Ci stiamo attrezzando con diverse soluzioni operative al fine di permettere a tutti coloro che lo desiderano la frequenza alle lezioni. Non è previsto alcun numero chiuso ma è necessario che le iscrizioni ai corsi giungano nei tempi e nelle modalità che sono state segnalate alle parrocchie».

Qual è il programma?

«Quest’anno il programma si presenta in modo un po’ singolare perché abbiamo dovuto riprendere i corsi interrotti in primavera cioè teologia dogmatica trinitaria e teologia liturgica. Si aggiungono il corso di ecumenismo e di teologia spirituale nel secondo semestre, insieme a un’introduzione alla teologia morale. Contestualmente sono in calendario, lungo l’anno, alcune serate con l’obiettivo di sottolineare tratti fondamentali della storia diocesana. La prima è prevista martedì 27 ottobre, alle ore 21, nella chiesa di Santa Maria Canale, per la presentazione del libro “Mi voglia bene…” (Edizioni Serassi), recentemente pubblicato, che contiene l’edizione critica del carteggio tra Lorenzo Perosi e il conte Francesco Lurani Cernuschi, curata da don Fulvio Berti. La dimensione storica è fondamentale all’interno della Rivelazione cristiana e le vicende delle singole comunità ecclesiali non sono indifferenti al dispiegarsi della storia della salvezza nel tempo».

Chi sono i docenti della Scuola di Teologia?

«I docenti sono sacerdoti diocesani e religiosi che hanno acquisito, attraverso i loro studi specializzati, una solida competenza nelle materie trattate. In ossequio alla linea che la Scuola si è data fin dall’inizio ai docenti sono richiesti i titoli accademici abilitanti all’insegnamento nelle facoltà pontificie.

La nostra scuola, infatti, pur non rilasciando titoli accademici, ha da sempre avuto la pretesa di un’impostazione rigorosa, finalizzata a offrire un servizio il più possibile qualificato: nelle intenzioni del suo fondatore, mons. Scabini, questo era uno squisito tratto di attenzione nei confronti di coloro che l’avrebbero frequentata».

Perché la frequenza è importante?

«Perché è un’occasione non di semplice catechesi ma di formazione teologica, radicata nel magistero della Chiesa, che permette l’acquisizione di una competenza e di un arricchimento fondamentale sia per il cammino di fede nella vita personale sia per un servizio sempre più qualificato all’interno della comunità. La Scuola si è posta, e si pone, come la risposta della Diocesi all’urgenza di non ritrarsi dalle sfide culturali del presente, secondo le indicazioni dei nostri vescovi che più volte hanno sottolineato l’urgenza di un progetto culturale legato alla svolta antropologica, orizzonte della Chiesa italiana agli inizi del terzo millennio».

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