Salvate i saluti “domestici”

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Leggendo articoli riguardanti il sonno, tanto quello dei bambini, più o meno recalcitranti all’ora della nanna, quanto quello degli adulti, magari con qualche difficoltà ad addormentarsi, vi sarà capitato di trovare suggerimenti sull’utilità di avvicinarsi al momento di dormire lasciando andare la frenesia e l’incalzare delle occupazioni. Una qualsiasi serata in casa resta tra le rare occasioni di tempo “rallentabile”; qualcosa di simile accade al mattino, anche quando i molteplici impegni lasciano giusto una manciata di minuti “calmi” prima che la giornata abbia ufficialmente inizio.

Non lasciamoci privi di un istante per dirsi, per dirci, «buongiorno» e «buonanotte».

Ma che cosa c’entra tutto questo con le buone maniere? Il galateo non è quella materia che veleggia fra ospiti di riguardo, saluti formali, occasioni pubbliche? Se avete la bontà di leggere qualche volta questa rubrica, sapete già come io vedo le buone maniere: un alfabeto della gentilezza, una lingua da parlare ogni giorno e fra le mura domestiche, e che non è assolutamente da riservare a fantomatiche circostanze speciali.

E l’avanzare della sera, così come i primi passi di un nuovo giorno, sono tra gli spazi migliori per essere gentili, per concedersi il lusso abbordabile di donare calma alle parole e ai pensieri. La tentazione di usare tali momenti per comunicazioni di servizio, per discussioni che talvolta divengono tese, potrebbe essere forte. «Non abbiamo mai tempo per parlare», dicono alcuni, in perfetta buona fede: in realtà, eccetto ovviamente le faccende urgenti, tutto può essere discusso in altri momenti, salvando la quiete gentile dei “ponti” fra l’oggi e il domani. Una quiete gentile in cui dedicarsi qualche parola affettuosa, che non significa scambiare formule melense, ma dire qualcosa di semplice che ci sta a cuore, interessarci a chi ci è vicino, perfino, se intorno a noi non c’è nessuno, coltivare interiormente un lembo di “orto dei pensieri buoni”.

«Buongiorno» e «buonanotte» sono saluti elementari e importanti: darli per scontati sarebbe una sconfitta. L’intimità delle mura domestiche ci invita ad allentare i filtri, ma in termini di facilità di comprensione, mai di trascuratezza delle sensibilità.

Inoltre, non solo in senso simbolico, il «buongiorno» e la «buonanotte» hanno similitudine con il calore che mettiamo nell’accogliere e nel congedare, come se il ritmo delle giornate corrispondesse a porte da aprire e chiudere con mano gentile.

Non consideriamoli sottintesi, valorizziamo la vicinanza concreta e anche quella del cuore, creando consuetudini, come una telefonata, che divengono davvero tepore dell’anima.

patrizia.marta.ferrando@gmail.com

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