Paola, facci un altro film

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Di Silvia Malaspina

Cara la mia Paola Cortellesi, scrivo a te e nel contempo mi rivolgo al cinema, di cui tu in questo momento sei per me l’incarnazione avendo trionfato agli ultimi “David di Donatello” con ben 6 statuette per il tuo film C’è ancora domani. Non mi dilungherò a tessere le lodi della tua opera prima da regista, che ha sbancato i botteghini e ha ripopolato le italiche sale di proiezione come non si vedeva ab immemorabili. Mi voglio invece soffermare su un passo del tuo discorso di ringraziamento, che mi ha colpito: «Grazie ai 5 milioni di spettatori che hanno fatto il gesto eroico di uscire di casa, pagare un biglietto, cercare parcheggio per vedere il nostro film…» Nell’era post Covid che stiamo attraversando con non poche difficoltà, assistiamo al riassetto di molti aspetti della nostra vita, nella quale il virtuale sta drammaticamente scalzando il reale: facciamo acquisti online, lavoriamo da remoto (personalmente io no, potrei impazzire!), prenotiamo qualsiasi prestazione sanitaria, ludica, amministrativa, comodamente dal nostro smartphone e, ahimè, ci dimentichiamo della socialità e della condivisione! Verifico in prima persona che ciò che durante i vari lockdown legati alla pandemia ci pesava molto, ormai si è trasformato in perigliosa abitudine: le nostre case, provviste di confortevoli divani extralarge e schermi giganti di ultimissima generazione, con offerta quasi infinita di canali, stanno sostituendo i cinematografi. Perché vestirsi, uscire, dover percorrere, magari sotto la pioggia, quei 50 metri che separano il parcheggio dall’entrata del cinema, sedersi accanto a sconosciuti che spesso ruminano popcorn e ingurgitano rumorosamente Coca-Cola, se possiamo starcene comodi e caldi in panciolle e goderci film, anche recentissimi, sulle varie piattaforme? Quando anche io sono stata coraggiosa e sono uscita di casa per recarmi alla proiezione del tuo film, cara Paola, ho notato che tra il folto pubblico mancava del tutto la fascia di età under 40, a riprova del fatto che i giovani hanno abbandonato le sale cinematografiche. Per la nostra generazione, ricorderai anche tu, non esisteva un fine settimana senza cinema, facevamo la fila per accaparrarci i biglietti per le prime visioni e, qualora avessimo perso il film d’interesse nella nostra città, andavamo alla ricerca delle sale più remote e dislocate, dove questo restava in cartellone più a lungo. Non so se ritorneremo mai a quel trend, però avrei un suggerimento: tu, cara Paola, gira un film ogni due anni: hai visto mai che potrai esserci di stimolo ad abbandonare le nostre dimore e a riscoprire la magia del grande schermo?                                 

silviamalaspina@libero.it

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