Nuovi passeggini in piazza

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Di Carlo Zeme

Emma, Elena, Ginevra, due Margherite, Vittoria e altrettanti passeggini: per chi ci avesse visto da lontano poteva sembrare una gita fuori porta dell’asilo comunale e invece era il ritrovo più o meno casuale di un’intera compagnia di vecchi amici sul sagrato della chiesa il giorno della Fiera. La “Fiera di San Giuseppe” a Castelnuovo Scrivia è un momento di festa e così abbiamo deciso di passare la domenica da quelle parti. Per me che ci sono cresciuto ogni volta è un tuffo al cuore, mi prendo in giro da solo pensando che oggi abito solo a tredici chilometri più a Sud, ma a volte ho la percezione di tornarci dopo un lunghissimo viaggio. Abbiamo partecipato alla Messa nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo con Margherita che si è presa tutta una navata per giocare, pasticciare il suo quaderno e attaccare gli sticker sull’agenda. Poi, alla fine della celebrazione, è arrivato il momento dei saluti, degli abbracci e in questo caso di una vera e propria foto di gruppo che ci ha fatto scoprire quanto siamo cresciuti. Alessio, Stefano, Cecilia, Martina e Andrea con altrettanti passeggini da spingere. La vita fatta di commissioni, traguardi grandi e piccoli e tante corse ci fa sfuggire di mano la strada percorsa, ma il legame con alcuni amici è così forte che, anche se ci si vede dopo tanto tempo, il filo è rimasto a qualche giorno prima. Non sono qua a farvi la conta dei miei capelli che piano piano diventano color sale e pepe ma c’è un mondo reale che forse è diverso rispetto a quello che ci continuano a raccontare, diverso dai numeri, dalle percentuali e dalle notizie sui social o in tv; qui si risponde con la quotidianità, con passeggini da spingere, con consigli reciproci su come affrontare un pezzo di vita nuova. Dal sagrato si poteva ammirare una piazza in festa e la comitiva di piccole pesti poteva allargarsi a tanti altri bimbi; una boccata di sereni- tà e di belle sensazioni per il futuro pensando che Margherita e la sua generazione non per forza sarà così sola come le curve dei crolli demografici ci obbligano a pensare.

carlo.zeme [at] gmail.com

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