Non dimenticate mai i disabili

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Una recente sentenza della Corte Costituzionale ha sancito che «la pensione di invalidità non è sufficiente a soddisfare i bisogni primari della vita» di chi è affetto da gravi malattie

Secondo l’Istat in Italia sono più di 3 milioni le persone affette da gravi disabilità e di queste solo 1 milione e 100 mila usufruisce dell’indennità di accompagnamento. Oltre 200 mila adulti vivono ancora in istituti e molti altri sono costretti in casa, con le loro famiglie, a causa dell’assenza di supporti, di sostegni, di opportunità.

Dai dati risulta che l’11,4% delle famiglie italiane ha al proprio interno almeno un individuo non autosufficiente ed è in forte crescita la presenza di disagio psichico soprattutto tra i giovani. Nel nostro Paese sono stati fatti alcuni sforzi importanti per migliorare l’accesso delle persone con disabilità ai servizi sanitari, per ridurre il rischio di sviluppare disabilità nel corso della vita professionale, per favorire il reinserimento dei lavoratori disabili e consentire l’accesso a servizi di riabilitazione adeguati. La politica e il welfare però stentano a farsi carico delle criticità. La spesa pubblica per disabilità pro-capite è una delle più basse tra le economie avanzate europee e quella per sussidi di invalidità e congedo malattia retribuito è molto inferiore alla media del continente. La conseguenza è un carico molto pesante che ricade sulle famiglie dei disabili, dal punto di vista sia finanziario, con le notevoli spese effettivamente sostenute, sia sociale. La disabilità, inoltre, colpisce molto di più i soggetti vulnerabili come donne, anziani, bambini e adulti in condizione di povertà.

Un grave problema che affligge i disabili è quello della pensione di invalidità civile che al massimo raggiunge i 290 euro netti al mese. Sono numerose le persone che fanno fatica a sopravvivere e che in questi mesi hanno lanciato un grido disperato al Governo per chiedere giustizia per quanto riguarda la cifra di una pensione «assolutamente inadeguata». Proprio pochi giorni fa, alla fine di giugno, la Corte Costituzionale ha emesso una sentenza decisiva al riguardo.

Ha sancito che «la pensione di invalidità non è sufficiente a soddisfare i bisogni primari della vita ed è violato il diritto al mantenimento che la Costituzione (all’articolo 38) garantisce agli inabili al lavoro». È palese che quella cifra non può bastare a soddisfare le necessità minime di sostentamento di persone che non possono guadagnarsi da vivere non avendo capacità lavorativa.

Gli invalidi con una disabilità devono addirittura sopravvivere con la metà dei soldi rispetto a coloro che sono disoccupati. La Corte costituzionale, dunque, ha deciso che il livello minimo – anche per l’assegno di invalidità – deve essere di 516,46 euro al mese (per chi non ha altri redditi superiori a 6.713 euro annui). Ora Governo e Parlamento devono predisporre le norme attuative della sentenza che assicurino a tutti gli invalidi, senza altri redditi, il minimo vitale che è riconosciuto anche alle altre categorie di cittadini.

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