Matteo Bassetti racconta la sua idea di “essere medico”

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L’infettivologo genovese venerdì scorso a Castelnuovo per il suo ultimo libro

CASTELNUOVO SCRIVIA – «La sanità ha un grande nemico: i social. Perché dovete capire che nel mondo medico non ci sono opinioni: c’è la scienza e basta». Parola di Matteo Bassetti, che usa questi strumenti per fare divulgazione scientifica, ma è altrettanto consapevole di quanto questo mezzo “pop” sia nato per dividere e non per aggregare. Direttore della Clinica Malattie Infettive dell’IRCCS Ospedale Policlinico “San Martino” di Genova e professore ordinario presso l’Università di Genova, giovedì scorso Bassetti ha fatto il tutto esaurito in Sala Pessini, dove ha presentato il suo ultimo libro: Essere Medico (edito da Piemme). Introdotto dal sindaco Gianni Tagliani, che l’ha conosciuto sui campi da calcio per la comune passione arbitrale, presentato dal giornalista Piero Bottino e stimolato dalle domande dei presenti, l’infettivologo di fama e di fede genoana ha parlato della sua vita privata e professionale. Figlio d’arte, Bassetti ha ricordato come la passione per la medicina sia una “questione genetica”: «Mio padre Dante era un medico infettivologo: io, fin da piccolo, facevo le punture al Cicciobello di mia sorella, con una bibita rossa che credo avesse così tanti coloranti che mi auguro l’abbiano tolta dal commercio! Detto questo, volevo fare il chirurgo, ma quando mi si è prospettata la possibilità di entrare in azione molti anni dopo la mia laurea, ho intrapreso un’altra strada: volevo curare le persone, non avevo tempo da perdere». E, a tal proposito, il professore genovese non ha mancato di lanciare qualche stoccata ai colleghi che visitano i pazienti senza vederli o toccarli. L’elogio, poi, è andato al sistema sanitario italiano, l’unico davvero pubblico che, nonostante sia in sofferenza e decisamente a rischio, non abbandona nessuno: «Bisogna però sbrigarsi e non farlo sgretolare. Io lavoro per un ospedale ed un’università pubblici e, anche se corteggiato dal sistema privato, ho scelto di restare dall’altra parte. Entrambi possono coesistere, ma entrambi devono poter dare tutti i servizi, non che il paziente deve andare alla ricerca di un altro ospedale, perché in quello di riferimento non c’è ciò di cui si ha bisogno e il privato ha solo attività d’elezione». «Tra ospedali ci parliamo e ci aiutiamo – ha ribadito Bassetti – e lo abbiamo sempre fatto. Ancora di recente la realtà per cui lavoro ha fornito un antibiotico di ultima generazione che abbiamo noi al San Martino e pochissimi altri, per sostenere nel percorso di cura uno dei giovani di Crans-Montana». Lapidario, poi, sulla questione Big Pharma: «La ricerca sui nuovi antibiotici è un po’ ferma. Se non ci fosse Big Pharma che tanto viene demonizzata quando fa comodo, non vi potrei curare». E sui vaccini? «Non bisogna abusare di farmaci, se non prescritti, ma vaccinarsi, come peraltro lavarsi le mani, – ha detto – vuol dire mettere in sicurezza se stessi e gli altri. Pensate che in Liguria abbiamo somministrato, gratuitamente, 80.000 vaccini antinfluenzali in più e quest’anno abbiamo dimezzato i ricoveri ospedalieri. Sono peraltro preoccupato dall’atteggiamento di chiusura del nostro governo in un momento in cui il resto del mondo si sta interessando di Nipah, virus ad alto potenziale pandemico che viaggia coi pipistrelli della frutta, da anni sotto osservazione degli epidemiologi e che di recente ha registrato focolai nello Stato indiano del Bengala Occidentale, riaccendendo l’allarme nel Sud-Est Asiatico. Spero di sbagliarmi e che non succeda nulla, ma in caso contrario ricordo che “il consenso” cade in una notte». Durante la serata sono stati ricordati il medico di famiglia Renzo Granata e gli altri colleghi e infermieri morti durante il Covid, mentre cercavano di salvare vite.

Alessandra Dellacà

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