Mamme equilibriste

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Di Ennio Chiodi

Le donne, le mamme in particolare, sono delle pelandrone. Lo dicono le statistiche ufficiali: sono donne quasi la totalità (il 96%) dei 3 milioni e mezzo di persone che non hanno un’occupazione al di fuori delle mura domestiche e che non la cercano per “motivi familiari”. Sono definite “inattive”. Ma i numeri sono talvolta bugiardi. Sono forse “inattive” persone impegnate per tutto il giorno, per tutti i giorni, in faticose faccende domestiche, nella gestione e nell’amministrazione di casa e famiglia, nel consueto tourbillon di appuntamenti, eventi e “inesorabili” scadenze? Per non parlare della cura dei propri cari, incombenza quasi esclusivamente femminile, anche se si assiste, perfino nel nostro Paese – di questi tempi– a qualche inversione di tendenza: aumentano – ma restano sempre pochi – gli uomini che affiancano le donne, i papà che affiancano le mamme grazie a timide innovazioni nelle politiche del lavoro e della famiglia e soprattutto alle modifiche culturali che si fanno faticosamente largo nella società. Le competenze acquisite dalle donne, giorno per giorno, nell’organizzazione dello spazio e del tempo, nella gestione e nella prevenzione dei conflitti, nella capacità di individuare tempestivamente disturbi o difficoltà di vario genere, nell’accompagnare i figli lungo i percorsi scolastici e culturali, sarebbero molto utili anche al di fuori delle mura domestiche. Aumenta fortunatamente il numero delle donne impiegate negli uffici e nelle aziende, ma ancora troppo poco, e limitatamente ad alcune zone del Paese, a cominciare dal solito Nord Est. Il tasso di occupazione delle donne crolla con la nascita del primo figlio: 1 su 5 lascia il lavoro, come conferma il rapporto 2024 di “Save the Children” intitolato Equilibriste, a indicare l’avventuroso cammino sul sottile filo che divide il tempo assorbito dal lavoro e quello riservato alla famiglia. Alla base di queste scelte la carenza drammatica di servizi e di strutture e quello che oggi si chiama “gender pay gap”, le differenze salariali che inducono, in caso di necessità, a lasciare a casa chi nella coppia guadagna di meno, quasi sempre, appunto, la donna, la madre. Accanto alle cattive abitudini culturali, consolidate nel tempo, sono evidenti le responsabilità politiche. È scandaloso ad esempio aver tagliato del 40% i fondi destinati dal Pnrr agli asili nido. Eppure si potrebbe far meglio. Non è un caso che la Provincia Autonoma di Bolzano, che dedica molte risorse all’assistenza e alla formazione dell’infanzia, sia contemporaneamente in Italia quella con il tasso più alto di natalità e con la più alta percentuale di donne e mamme occupate. Volendo, si può. Eccome se si può.

enniochiodi@gmail.com

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