Kit del perfetto conversatore

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di Patrizia Ferrando

La conversazione è un piacere della vita, un’esperienza per arricchirsi sul piano emotivo e intellettuale; ma può diventare anche un terreno insidioso, dove per leggerezza, disattenzione o perfino timidezza, vanno ad attecchire pessime figure o, peggio, si urtano e feriscono interlocutori.

In attesa di tornare a frequentare occasioni sociali, e di ritrovare la gioia della convivialità e dell’incontro in gruppi numerosi, proviamo a riflettere sul… chiacchierare. Il kit del perfetto conversatore, se esistesse, probabilmente conterrebbe un mix di sensibilità, cultura e umorismo: però una sincera attenzione nel partecipare già costituisce ottime fondamenta. Con gli amici cari, le uniche regole consistono nel rispetto e nella gentilezza: come dire, i pilastri di qualsiasi buona maniera, auspicabilmente agevolati dal sapere quasi tutto gli uni degli altri. Pilastri che devono rimanere inamovibili con chiunque, magari con “riflessioni d’uso” aggiuntive.

Partiamo dai modi, dal “come”. In una bella conversazione, risulta indispensabile saper ascoltare. In primo luogo, mi riferisco alla quantità: da persona loquace, devo rammentare in primis a me stessa che non va bene monopolizzare il tempo insieme, monologando, anche se abbiamo tanto da dire. Più sfumato, ma forse ancor più importante, ecco il lato qualitativo dell’ascolto: poniamoci attivamente verso il prossimo e se, ad esempio, qualcuno racconta di una piacevole passeggiata, non replichiamo sottolineando quanta strada abbiamo percorso noi. Pensiamo, invece, a una domanda o a osservazioni che stimolino un vero scambio di pensieri. Insomma, non trasformiamoci in quei personaggi che, se il loro vicino dice «l’anno scorso andai in Olanda», rispondono «e io in Giappone», stroncando ogni comunicazione. Non atteggiamoci come se ci apprestassimo a competere con gli altri, a controbattere in sfide al rialzo, tantomeno nel gioco orribile del primato negativo, quello di chi, udendo di qualche problema, corre all’istante a illustrarne con dovizia uno suo, peggiore. Ascoltando davvero, inoltre, coglieremo segnali per approfondire un discorso o scansarne un altro. Ancora sui modi: attenzione alle domande dirette, con cui talvolta si lede involontariamente la sensibilità altrui, ad esempio chiedendo senza freni di matrimoni, figli, posti di lavoro, i quali potrebbero essere al centro di complesse difficoltà e dispiaceri. Meglio non eccedere anche con le battute di spirito, da dosare con estrema cautela. Un concetto da tenere a mente?

L’arte del conversare ruota agli antipodi rispetto al giudicare e al sentirci giudicati.

patrizia.marta.ferrando@gmail.com

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