Il sogno della “Casa di Teo” è diventato realtà

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Sabato scorso è stata inaugurata a Casalnoceto la struttura diocesana per il “Dopo di Noi” di ragazzi autistici, voluta dall’associazione stradellina “Amici di Teo Onlus”, sostenuta dal Centro “Paolo VI” e co-finanziata dalla Fondazione CR Tortona

di Daniela Catalano

Sabato 9 luglio un sogno è diventato realtà. A Casalnoceto, in piazza Martiri della Libertà, è stata inaugurata la “Casa di Teo”, una struttura pensata per il “Dopo di Noi”, con 10 posti accreditati per giovani e adulti autistici, voluta dall’associazione stradellina “Amici di Teo Onlus”.

Era il 2014 quando Milena Tacconi, mamma di Matteo, un simpatico ragazzo oggi ventenne, per tutti “Teo”, ha avuto l’intuizione di fondare un gruppo per provvedere al futuro di suo figlio al quale era stata diagnosticata una forma di autismo grave e di tanti altri ragazzi come lui. «La nostra preoccupazione – spiega Milena – è il futuro dei nostri giovani nel momento in cui non avranno più i genitori. E in questi anni abbiamo lavorato molto per dare concretezza al nostro sogno».

La “Casa di Teo” è un edificio moderno e funzionale, su 3 piani, con spazi comuni, cucina, soggiorno e lavanderia al piano terra, 5 camere doppie, 1 singola e 6 bagni sui restanti 2 piani. È stata realizzata grazie al sostegno del Centro diocesano “Paolo VI” e dei fondi della legge 112 del “Dopo di Noi” della Regione Piemonte, con il contributo fondamentale della Fondazione CR Tortona.

All’inaugurazione di sabato erano presenti, insieme ai volontari e alla presidente della Onlus, il vescovo Mons. Guido Marini, il direttore del “Paolo VI” don Cesare De Paoli, il presidente della Cassa di Risparmio di Tortona Pier Luigi Rognoni, il sindaco di Casalnoceto Giuseppe Cetta, il parroco don Fulvio Sironi, i consiglieri regionali lombardi Roberto Mura e Simone Verni, il sindaco di Rocca de’ Giorgi Paolo Fiocchi e il vicesindaco di Portalbera Maurizio Gramegna. Diego Bianchi ha coordinato la cerimonia che si è conclusa con la benedizione impartita dal vescovo.

Don De Paoli, prendendo la parola, ha voluto ringraziare Mons. Marini, il parroco e il primo cittadino di Casalnoceto, l’associazione di Milena Tacconi e il presidente della Fondazione CR Tortona per essere sempre stato accanto al Centro e agli “Amici di Teo”. Ha poi rivolto un pensiero commosso a don Francesco Remotti che ha dedicato tutta la sua vita ai “suoi” ragazzi e alle loro famiglie e ha auspicato che la nuova Casa diventi un sostegno e un aiuto per quanti si trovano ad affrontare una situazione di difficoltà.

Anche Rognoni ha espresso la sua soddisfazione per aver supportato come Fondazione la realizzazione di quest’opera e ha confermato l’intenzione di voler proseguire sulla strada tracciata dal sacerdote creatore del “Paolo VI”, senza dimenticare l’esempio di Carlo Boggio Sola, suo predecessore e uomo lungimirante e attento. «L’aiuto della Fondazione – ha dichiarato – vuole essere un piccolo dono perché gli ospiti possano avere sicurezza e le famiglie più serenità».

Milena Tacconi ha raccontato la genesi della Casa, nata dall’esigenza di dare ai ragazzi autistici una vita il più possibile autonoma e indipendente soprattutto per il momento in cui non ci saranno più i loro genitori. Il cammino per giungere alla meta è stato lungo e difficile e tanti sono stati gli ostacoli da superare come le delusioni affrontate. Non è mai venuto meno, però, il sostegno degli amici e dei donatori che si sono rimboccati le maniche in ogni modo – con mercatini, spettacoli, eventi – per raccogliere fondi da destinare al progetto. Provvidenziale è stato l’incontro con don Cesare De Paoli che ha indirizzato l’associazione verso la legge regionale del “Dopo di Noi” e verso il “Paolo VI”, trait d’union per arrivare al traguardo.

L’ultimo a intervenire è stato il vescovo che si è unito ai ringraziamenti a tutti i presenti e in modo particolare a don De Paoli e alla mamma di Teo.

«Siamo qui – ha affermato – per inaugurare un’opera che è espressione molto bella della carità cristiana la quale è uno spettacolo che riempie il cuore di gioia. E noi siamo qui oggi proprio a godere di questo spettacolo che riempie il cuore di gioia». Tre sono stati gli esempi e i pensieri ispirati alla carità che Sua Eccellenza ha condiviso. Ha citato Federico Ozanam, fondatore delle Conferenze di San Vincenzo de’ Paoli, che diceva che la carità non guarda mai indietro ma sempre avanti perché il cuore pieno di amore non si accontenta di quanto fatto e scopre esigenze nuove, così come il Centro “Paolo VI” «guarda sempre avanti perché c’è un cuore che batte nella carità e scorge motivazioni sempre nuove». Ha ricordato la figura di san Camillo di Lellis che consigliava ai suoi di mettere sempre più cuore nelle mani: «L’opera inaugurata è opera di mani mosse da un cuore che batte molto forte». Infine ha fatto riferimento alla mistica francese Madeleine Delbrêl che scriveva che ogni giorno incontriamo il nostro prossimo bisognoso e ogni volta che lo salutiamo diamo il buongiorno al Signore.

«La Casa – ha augurato Mons. Marini – possa sempre esprimere uno spettacolo della carità che non guarda indietro ma sempre avanti con questo cuore che ama e non si accontenta di ciò che ha raggiunto; delle mani che sono espressione di un cuore davvero infuocato e innamorato e infine sappia cogliere in chi è nel bisogno la presenza del Signore».

«Quando siamo nell’ambito della carità – ha aggiunto – ci accorgiamo che il nostro cuore è molto piccolo e ha bisogno di un amore più grande che lo faccia crescere. Questo amore lo dona lo Spirito Santo che dobbiamo continuamente invocare. Con la benedizione chiediamo al Signore per questo Centro la discesa dello Spirito Santo perché si possa vivere una carità sempre più grande».

«La carità cristiana, infatti, – ha concluso – è un fatto di fede che ci riguarda personalmente ma è anche un fatto di cultura che genera una nuova civiltà dell’amore più umana. Questa opera, come tutto il “Paolo VI”, è importante perché è un’espressione di vitalità della Chiesa ma entra anche dentro questa nostra terra fecondandola con la cultura nuova e bella dell’amore: è un bene per tutti e non solo per i singoli, capace di rendere sempre più bella e più umana la terra della Diocesi».

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