Il pane in tavola

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di Patrizia Ferrando

Il pane racconta la vita. Quotidiano e insieme sacro, da sempre parte della tradizione cristiana, ma elemento di valore in tante culture, portatore del senso della condivisione, dell’amicizia, di un compiuto ciclo di tempo, non ha eguali come sinonimo di cibo. Viene da lontano: da quando i primi cereali macinati tra due pietre furono mescolati ad acqua. Gli Egizi praticarono in forma empirica la lievitazione, e già nella Grecia classica i tipi di pane per tutti i gusti si moltiplicarono. Eppure, nonostante dalle mani dei fornai escano gioiellini, non sempre se ne tiene conto nella preparazione di una bella tavola.

A grandi linee, il pane, che fin dall’inizio di un pranzo non deve mancare, può essere servito in due modi: col più formale piattino singolo o nei cestini, altrettanto corretti.

Il piattino per il pane deve stare alla sinistra del piatto principale di ciascun commensale.

Può essere d’argento, di vetro o di porcellana e prima dell’arrivo degli ospiti vi si disporranno dei minuscoli panini, delle fettine o anche un paio di grissini.

Attenzione a non confonderlo, e a non pensare di poterlo sostituire, con il piattino da tazza, in apparenza simile.

La differenza che distingue il piattino da pane dal sottotazza è un cerchio, una forma che indica, appunto, la posizione centrale che serve per ospitare la tazza da the o da cappuccino.

Non indispensabile, ma gradevole, specie in un insieme romantico o un po’ retrò, è aggiungere un tovagliolino o un centrino. Non possedere i piattini da pane non va considerata lacuna grave: il servizio singolo può essere mantenuto poggiando un piccolo quantitativo, armoniosamente composto e scelto in qualità che non tendano a sbriciolarsi molto, nella stessa posizione in alto a sinistra.

I cestini vanno parimenti bene: per sceglierli occorre solo tener conto della coerenza tra elementi della mise en place; quelli di vimini o legno dialogheranno con servizi rustici, quelli di tessuto con allestimenti vezzosi ma non molto sofisticati, quelli di metallo con apparecchiature che prevedono cristalli e porcellane, oppure oggetti di foggia decisamente contemporanea.

Al loro interno splende la cosiddetta arte bianca, con accostamenti cromatici e di sapore tra prodotti all’acqua o al latte, integrali, alle olive o alle erbe. Meglio evitare forme grandi; ricordate che a tavola il pane non si taglia col coltello, ma si spezza soltanto con le mani: un gesto che ci ricorda come sia importante ciò che stiamo mangiando, tanto da non ferirlo mai con una lama.

Piattini o cestini andranno sparecchiati prima di servire il dessert e, per quanto possibile, andranno rimosse anche eventuali briciole.

patrizia.marta.ferrando@gmail.com

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