Ex Ilva: toni accesi e crisi non risolta

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Continua la protesta degli autotrasportatori. I lavoratori in attesa di conferme per il futuro

NOVI LIGURE – Gli autostrasportatori novesi alzano la voce contro ArcelorMittal. Dopo le proteste di ottobre, con tanto di minaccia di blocco totale dei cancelli a causa del mancato pagamento delle commesse, sembrava che l’azienda avesse iniziato a saldare gli arretrati. Stando però a quanto affermato dai rappresentanti locali della Fai (Federazione Autotrasportatori Italiani), i pagamenti sarebbero stati effettuati in misura contenuta e a macchia di leopardo. I lavoratori lamentano in particolare le enormi difficoltà riscontrate a partire dall’arrivo della proprietà franco-indiana, che avrebbe paventato l’ipotesi di riassegnare i contratti a ditte straniere attraverso una sorta di asta per pagare cifre più vantaggiose. Nel frattempo si è tenuto un nuovo incontro tra i vertici della multinazionale e le aziende del settore coinvolte in questa spinosa vicenda.

Una situazione che, se non dovesse subire evoluzioni in senso positivo, potrebbe portare a uno sciopero. La questione molto delicata si va ad aggiungere alla più ampia crisi occupazionale dell’ex Ilva a livello nazionale, che inevitabilmente si ripercuote anche sull’impianto novese. I dipendenti dello stabilimento novese concludono questo fine settimana l’ennesimo periodo di cassa integrazione da Covid, sancito da un accordo firmato poco più di un mese fa tra ArcelorMittal e parti sindacali. L’intesa prevedeva le stesse condizioni della precedente, ovvero una rotazione tra i 656 dipendenti totali e una presenza massima in contemporanea di 430 unità giornaliere spalmate sui vari reparti.

Gli stessi operai avevano anche inviato una lettera alla Regione per chiedere un maggiore supporto in questa lotta che va avanti ormai da lungo tempo e che sembra non a-vere fine, per lo meno nel breve periodo.

Una cosa, però, è certa. Fino a che dal fronte governativo non arriveranno sviluppi sulla trattativa, sul futuro della siderurgia in Italia continueranno a proiettarsi lunghe ombre.

Luca Lovelli

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