Essere testimoni della vita nuova in Cristo

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Una delegazione del nostro Ufficio catechistico al Congresso Internazionale di Catechesi che si è svolto a Roma in Sala Nervi dall’8 al 10 settembre

di Milena Sacchi

Guidata dal direttore dell’Ufficio catechistico don Fabrizio Pessina, una piccola delegazione della nostra Diocesi, composta oltre da chi scrive da Carla Giorgi, Maria Talarico, Isabella Martini e Marcella Grassi, ha partecipato al Congresso Internazionale di Catechesi che si è svolto a Roma in Sala Nervi dall’8 al 10 settembre.

Questo il tema: “Il catechista, testimone della vita nuova in Cristo”.

I partecipanti provenivano da 82 Paesi diversi: oltre a vescovi, sacerdoti, diaconi e religiosi si potevano contare quasi mille, fra laiche e laici. Dall’Italia 308 catechisti.

Come ha sottolineato Mons. Rino Fisichella, relatore e coordinatore al congresso, per oltre due anni ci è stato impedito di svolgere le nostre normali attività, ma tutti abbiamo saputo trovare nuove strade, per la catechesi e – pur tra molte difficoltà – non è venuta a mancare l’evangelizzazione.

Ora occorre “rinvigorire” il nostro lavoro, soprattutto dopo la pubblicazione del Direttorio per la catechesi nel 2020.

Quelle pagine vanno lette, interpretate e vissute; inoltre, un anno fa Papa Francesco ha istituito il “Ministero del catechista”, riconoscimento ecclesiale di un prezioso servizio.

La catechesi ha come compito quello di “annunziare sempre e dovunque il mistero di Cristo”: una vita nuova scaturisce dal Battesimo e con la resurrezione una nuova legge, quella delle Beatitudini, ci offre uno stile di vita nella libertà. La vocazione del cristiano è la stessa di un figlio, non di uno schiavo. San Paolo scrive, nella Lettera ai Galati: non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. Un dinamismo interiore dato dallo Spirito ci offre un orizzonte di libertà autentica e totale!

Non intendiamo scrivere una pura e semplice “cronaca” delle nostre giornate romane, ma ricordare i temi di fondo che hanno dato forma a ricchissime esperienze di ascolto, di riflessione e di condivisione e che senza dubbio avranno riscontro positivo nelle parrocchie della Diocesi.

“Chiamati a libertà”: questo il tema esposto da mons. Antonio Pitta, della Pontificia Università Lateranense. Ripercorrendo molte pagine di san Paolo, il relatore ci ha parlato di “fede operante nell’amore”. Abbà, Padre. È il cristiano a gridare oggi questa invocazione, come figlio, come adulto, come persona che, nella libertà, è al servizio del mondo nello spirito del Signore.

Il cardinale Mario Grech, Segretario del Sinodo dei Vescovi, ci ha parlato dell’importanza della sinodalità: Dio si aspetta che camminiamo secondo questo “stile” – che dovrebbe essere lo “stile di tutta la Chiesa –. Essa avrà certamente un volto nuovo, ma non realizzabile in pochi anni. Un processo di “cambiamento di mentalità” va comunque avviato, anche nell’ambito della catechesi.

Nella prospettiva sinodale, non è opera di una élite, ma di tutta la comunità cristiana che per sua natura deve essere evangelizzatrice. Vanno quindi coinvolti, nel lavoro catechistico, diversi “attori”: i catechisti, i sacerdoti, gli operatori della carità, i cantori, ma anche gli anziani, i fragili.

È la Chiesa intera ad avere questo compito (“Ogni battezzato è un soggetto attivo di evangelizzazione”, Evangelii gaudium). Ragioni teologiche precise stanno sottese a questo nuovo protagonismo, non dipende certo dal fatto che scarseggiano i ministri ordinati. Con il Battesimo si diventa popolo di Dio in cammino: ci sono diversità di ruoli e carismi, lo sappiamo, ma tutti siamo “soggetti” della missione ecclesiale, tutti dobbiamo svolgere un ruolo nell’educazione alla fede.

Mons. Grech ha sottolineato l’importanza di realizzare una catechesi meno nozionistica e più esperienziale («Non ci si accontenti di muovere solo la mente, ma anche il cuore e il corpo»).

La catechesi inoltre dovrebbe aiutare a scrutare i segni dei tempi: che cosa il Signore chiede alla Chiesa, alla Diocesi, alla nostra comunità parrocchiale? E questo “ascolto” nasce dall’umiltà: è indispensabile sradicare consuetudini inveterate, promuovendo – senza fretta, ma senza indolenza – uno stile che plasmi il volto di una Chiesa davvero sinodale.

Mons. Mark O’Toole, arcivescovo di Cardiff, successivamente ci ha illustrato i temi di fondo della Lettera Apostolica Antiquum Ministerium scritta da Papa Francesco. I laici sono chiamati a collaborare con un “servizio stabile” nella Chiesa locale, perché la loro vocazione inizia nel cuore di Dio e sono tutti inviati “ai quattro angoli della Terra” come testimoni.

La celebrazione dell’Eucarestia in san Pietro la mattina di venerdì 9 settembre ha aperto la seconda sessione dei lavori. Abbiamo pregato e cantato in latino, in spagnolo, in francese, in inglese e il canto finale è stato una lode universale al nostro Dio, innalzata a Lui da “omnes gentes et populi, in aeternum”!

Catechesi, libertà, impegno comune, morale sono stati i temi delle relazioni successive.

Robert Cheaib, docente all’Università Cattolica di Lione, il cardinale Michael Czerny S.J. e padre Mario Marcelo Coelho SCJ della Facoltà Dehoniana di san Paolo in Brasile si sono alternati al microfono in Sala Nervi per mostrarci i “volti” della libertà.

Nessun uomo è libero se è ripiegato su se stesso, se vive nella menzogna e nessuno può essere libero “da solo”. La libertà autentica ha natura relazionale (ciascuno di noi nasce da un incontro).

In fondo, la nostra prima esperienza di legame, di amore, è legata al succhiare dalla mamma: e il Signore si fa cibo, il suo dono è nel pane. L’Eucarestia è, quindi, comunione. E l’esperienza catechistica è educazione all’amore e alla libertà.

A Roma, durante il Convegno, abbiamo vissuto una esperienza che possiamo definire entusiasmante, proposta da suor Anna Nobili e dai suoi giovani: “Catechesi attraverso l’arte della danza”. Movimenti delicatissimi, aggraziati, accompagnati naturalmente dalla musica hanno “interpretato” brani biblici, trasformando l’emozione degli sguardi in preghiera e riflessione. Anche questo momento ha offerto testimonianze del Vangelo, che senza dubbio sono “novità” nel nostro mondo occidentale, ma che hanno il “sapore dell’oggi”, fatto di colori e di armonia e così vicino alla sensibilità dei giovani e dei ragazzi.

Il tardo pomeriggio è stato dedicato agli approfondimenti per gruppi linguistici sui temi della formazione cristiana dinanzi alla sfida del fine vita, della differenza e reciprocità tra uomo e donna: l’ideologia gender, della responsabilità e partecipazione alla vita sociale, della verità, comunicazione e questione digitale, dell’educazione ecologica e di come comunicare la cultura cattolica.

Sabato 10 settembre è stato dedicato ad alcune testimonianze di esperienze pastorali: il “Camino di Santiago”, itinerario di conversione; la formazione di coppie di catechisti nella diocesi di Lolo, nel Congo; un progetto di evangelizzazione attraverso i social media in USA.

L’incontro con Papa Francesco, che ci ha raggiunti in Sala Nervi, ci ha emozionati davvero tanto: è stato accolto con applausi, saluti entusiastici e canti. Incontrarlo è stato un dono.

Il suo messaggio ha concluso un convegno che ha offerto indicazioni preziosissime per il nostro percorso di catechisti nella comunità: abbiamo compreso, come anche il Direttorio ci indica, che è urgente compiere una “conversione pastorale”, per liberare la catechesi da lacci che ancora la stringono. Papa Francesco ha scritto: “Annunciare Cristo significa mostrare che credere in Lui e seguirlo è cosa bella, capace di colmare la vita di una gioia profonda”.

Ecco: incamminiamoci sulla “via della bellezza”, gioiosi messaggeri di proposte alte.

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