«Dobbiamo ascoltare la Parola e pescare gli uomini dall’abisso»

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Venerdì scorso, in cattedrale, Mons. Vittorio Viola ha presentato la Lettera Pastorale. Migliaia di persone in tutta la diocesi hanno seguito la diretta dell’assemblea sui siti web

TORTONA – Venerdì scorso, nella cattedrale di Tortona, il vescovo ha aperto l’anno pastorale non in una chiesa gremita, come avveniva solitamente, ma secondo una modalità dettata dalle norme anti contagio.

In un momento difficile è stata fatta la scelta di essere prudenti e rigorosi e per questo motivo sono stati invitati in presenza il vicario generale, i vicari foranei e i sacerdoti, che hanno trovato posto nel presbiterio, e i fedeli della città, in rappresentanza della diocesi, in base al numero massimo consentito per l’edificio. Grazie alla diretta streaming sui media diocesani, la diocesi si è ritrovata unita per seguire la funzione, iniziata con il canto di ingresso che ha introdotto il celebrante e proseguita con la lettura, da parte di don Claudio Baldi, parroco del duomo, del passo tratto dal capitolo 5 del vangelo di Luca in cui si narra della pesca miracolosa di Gesù nel lago di Galilea (Lc 5,1-11).

Il brano, che apre la Lettera, è stato al centro della riflessione del vescovo che è partito dall’ambientazione di questa pagina.

«Quando il creatore ha pensato il lago di Galilea – ha detto – lo ha immaginato come scenario per accogliere la manifestazione del Figlio». Proprio da Cafarnao, infatti, inizia l’annuncio del regno del Dio. «Nella scena letta c’è la folla che preme su Gesù, bisognosa di liberazione dal peccato, dalle malattie, dal dolore, dalla morte e lui, vedendo la barca di Pietro e ci sale sopra. La fa sua e si mette a pescare» ha aggiunto il vescovo.

La pesca di Cristo è fruttuosa e Pietro rimane sconvolto. In realtà però non si tratta di pesci ma di uomini tirati fuori «dall’abisso dove sono sprofondati grazie alla sua parola. Gli uomini, infatti, a differenza di pesci, nell’acqua muoiono, ma una volta tirati possono vivere». «Sulla tua parola getterò le reti»: la frase pronunciata da Pietro è quella che la Chiesa da sempre ha fatto propria, fidandosi e ascoltando. Questa è la questione fondamentale e il fulcro del nuovo anno pastorale. «Anche noi – ha proseguito – siamo stati pescati nel nostro battesimo e continuiamo ogni giorno a essere ripescati dall’abisso». I sentimenti di questi mesi – la paura, l’insicurezza, la mancanza di speranza, la fatica e il dolore – sono superati grazie all’unica parola di speranza. Ed ecco che è arrivato chiaro l’invito all’assemblea diocesana: «Dobbiamo stare attenti a non ingannarci. C’è una cosa sola che dobbiamo fare. Ascoltare la sua parola. Questo ci permette di riempire le reti. Noi siamo stati pescati per diventare pescatori cioè annunciatori della sua parola, perché l’uomo, precipitato nell’abisso della lontananza da Dio, possa essere agganciato, pescato e tirato fuori per avere la vita». La Chiesa, infatti, «è nel mondo per dire che Gesù Cristo ci ha liberato dalla morte e che c’è una parola di salvezza che libera dalle nostre paure, dal nostro dolore, dalle nostre incertezze».

Appare, dunque, chiaro quello che dovrà essere il cammino dei prossimi mesi. La Chiesa diocesana deve pensare a un’organizzazione che «sia a servizio della sua parola». La piena realizzazione delle comunità pastorali, quindi, si traduce nell’essere «annunciatori del vangelo e pescatori di uomini», anche nella sofferenza di avere pochi presbiteri, nella certezza che solo così si compie «quella dimensione missionaria che è l’essenza dell’essere Chiesa». Nella lettera pastorale, che nei prossimi giorni si potrà scaricare on line sul sito della diocesi, sono date indicazioni concrete e pratiche sulla riorganizzazione del territorio. Tra gli strumenti nuovi da adottare, il vescovo ha indicato il consiglio pastorale della comunità pastorale che dovrà nel tempo assorbire i consigli pastorali delle singole parrocchie e un coordinamento tra i singoli consigli degli affari economici. Anche lo sguardo sulle comunità deve essere oggettivo e attento, perché come ha spiegato padre Vittorio «alcune non lo sono più e non solo per motivi numerici, ma perché mancano quelle dinamiche pastorali che le rendono tali». Riprendendo quanto è stato scritto nelle altre lettere pastorali, ha sollecitato con decisione a «crescere nella comunione e a vivere la corresponsabilità a tutti i livelli» per formare davvero le comunità pastorali.

Molto importante sono «la comunione tra i preti, che è la prima testimonianza che la Chiesa della diocesi è chiamata a dare» e le relazioni personali «che si basano su elementi concreti, a partire dall’essenziale che è la celebrazione eucaristica».

Tra le cose che il vescovo chiede nella Lettera c’è quella di fare una sola celebrazione del triduo pasquale nella comunità pastorale e poi la necessità di elaborare un progetto formativo unitario e di condividere dei servizi pastorali a partire dalla catechesi della iniziazione cristiana che dovrà essere al centro di una riflessione, in vista del convegno del prossimo 29 maggio.

«Quello che viviamo è un tempo difficile ma prezioso, di cambiamento e noi non dobbiamo provare “disperanza” che non è sentimento cristiano. – ha dichiarato con forza padre Vittorio – Noi siamo uomini e donne della speranza». Prima di concludere la presentazione, dopo aver annunciato la ripresa nel 2021 della visita pastorale dal vicariato della Val Curone e Val Grue, interrotta per la pandemia, ha rivolto a tutti l’invito con il quale conclude la Lettera Pastorale: «Chiedo a tutte le comunità di dedicare un giorno al mese all’adorazione eucaristica con la precisa intenzione di invocare dal Signore sante vocazioni».

Dopo aver rivolto un pensiero commosso a don Enrico, don Giacomo, don Rino, don Pierluigi, ai sacerdoti orionini, alle suore e ai tanti fedeli laici scomparsi nei mesi scorsi, ha affidato la diocesi alla Vergine Maria, «compagna di cammino e madre» e ha invitato a sostare, in silenzio, davanti al Gesù Eucaristia per deporre nelle sue mani i pensieri e gli affanni del cuore, certi che «sempre la misericordia di Dio permette di guardare avanti con speranza».

Il lungo momento di adorazione e la recita dell’antica preghiera di compieta, Mons. Viola ha impartito la solenne benedizione eucaristica su tutta la Diocesi pronta a camminare per giungere alla pienezza della verità.

Daniela Catalano

(Foto: Luigi Bloise)

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