CEI: “Cambiamento epocale, non bastano ritocchi marginali”

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I vescovi inviano due messaggi, uno ai sacerdoti, ai religiosi e religiose e agli operatori pastorali, l’altro ai laici di buona volontà, per ricordare che la Chiesa è aperta e in dialogo con tutti

(AVVENIRE) – Un Messaggio ai presbiteri, ai diaconi, alle consacrate e consacrati e a tutti gli operatori pastorali e una Lettera alle donne e agli uomini di buona volontà sono i due testi approvati dal Consiglio Episcopale Permanente e disponibili da oggi sul sito del Cammino sinodale: www.camminosinodale.netcamminosinodale.chiesacattolica.it.

«Le nostre Chiese in Italia – spiegano i Vescovi nel Messaggio – sono coinvolte nel cambiamento epocale; allora non bastano alcuni ritocchi marginali per mettersi in ascolto di ciò che, gemendo, lo Spirito dice alle Chiese. Siamo dentro le doglie del parto. È tempo di sottoporre con decisione al discernimento comunitario l’assetto della nostra pastorale, lasciando da parte le tentazioni conservative e restauratrici e, nello spirito della viva tradizione ecclesiale – tutt’altra cosa dagli allestimenti museali – affrontare con decisione il tema della “riforma”, cioè del recupero di una “forma” più evangelica; se la riforma è compito continuo della Chiesa (“semper purificanda”: Lumen Gentium 8), diventa compito strutturale, come insegna la storia, ad ogni mutamento d’epoca».

Il Cammino sinodale è, dunque, un processo che vuole aiutare a «riscoprire il senso dell’essere comunità, il calore di una casa accogliente e l’arte della cura». «Sogniamo una Chiesa aperta, in dialogo. Non più “di tutti” ma sempre “per tutti”», scrivono i Vescovi nella Lettera indirizzata alle donne e agli uomini di buona volontà: «Tu che desideri una vita autentica, tu che sei assetato di bellezza e di giustizia, tu che non ti accontenti di facili risposte, tu che accompagni con stupore e trepidazione la crescita dei figli e dei nipoti, tu che conosci il buio della solitudine e del dolore, l’inquietudine del dubbio e la fragilità della debolezza, tu che ringrazi per il dono dell’amicizia, tu che sei giovane e cerchi fiducia e amore, tu che custodisci storie e tradizioni antiche, tu che non hai smesso di sperare e anche tu a cui il presente sembra aver rubato la speranza, tu che hai incontrato il Signore della vita o che ancora sei in ricerca o nell’incertezza…».

Insieme ai due testi, è stato diffuso il crono-programma che si distende per l’intero quinquennio 2021-2025, con tutte le tappe del Cammino sinodale. Si inizierà con il biennio dell’ascolto (2021-2023), ovvero con una fase narrativa che raccoglierà in un primo anno i racconti, i desideri, le sofferenze e le risorse di tutti coloro che vorranno intervenire; nell’anno seguente invece ci si concentrerà su alcune priorità pastorali.

Seguirà una fase sapienziale, nella quale l’intero Popolo di Dio, con il supporto dei teologi e dei pastori, leggerà in profondità quanto emerso nelle consultazioni capillari (2023-24). Un momento assembleare nel 2025, da definire, cercherà di assumere alcuni orientamenti profetici e coraggiosi, da riconsegnare alle Chiese nella seconda metà del decennio. Tutti gli eventi si inseriscono nel percorso quale espressione di una Chiesa che si apre e che dialoga.

Nei due testi, dunque, l’accento viene posto sull’ascolto, che segnerà anche la prima fase del Cammino. «L’ascolto non è una semplice tecnica per rendere più efficace l’annuncio – si legge ad esempio nel Messaggio ai presbiteri e agli altri operatori pastorali -; l’ascolto è esso stesso annuncio, perché trasmette all’altro un messaggio balsamico: “tu per me sei importante, meriti il mio tempo e la mia attenzione, sei portatore di esperienze e idee che mi provocano e mi aiutano a crescere”. Ascolto della parola di Dio e ascolto dei fratelli e delle sorelle vanno di pari passo. L’ascolto degli ultimi, poi, – prosegue il testo – è nella Chiesa particolarmente prezioso, poiché ripropone lo stile di Gesù, che prestava ascolto ai piccoli, agli ammalati, alle donne, ai peccatori, ai poveri, agli esclusi. L’esperienza sinodale non potrà rinunciare al privilegio dell’ascolto degli ultimi, spesso privi di voce in un contesto sociale nel quale prevale chi è potente e ricco, chi si impone e si fa largo. Oggi appare particolarmente urgente, nel nostro contesto ecclesiale, ascoltare le donne, i giovani e i poveri, che non sempre nelle nostre comunità cristiane hanno la possibilità di offrire i loro pareri e le loro esperienze».

A tal proposito il cardinale Gualtieri Bassetti, presidente della Cei, in un’intervista a Tv2000, ha sottolineato che in passato «ci siamo più preoccupati di dire che di ascoltare. «Quando la gente viene in udienza da me, dice: ‘Ma i sacerdoti non hanno più tempo’. Non c’è tempo per confessarsi, non c’è tempo per andare a parlare, e questo accade perché hanno 100 mila impegni. E corrono, corrono, corrono. Il Sinodo invece è fare sosta. Diceva San Gregorio Magno – ha aggiunto il card. Bassetti – ‘Se tu non fai sosta, non hai più la forza di camminare’. Quindi è in grado di camminare soltanto chi fa sosta. Adesso il Sinodo è anche il momento secondo me della sosta, ma una sosta feconda, dove ci si mette in ascolto».

Quello che ci si appresta a vivere sarà perciò un decennio interamente sinodale, ricordano i vescovi. E se la prima prima metà del decennio avrà la scansione già descritta, anche la seconda metà sarà fortemente innovativa, dato che è prevista «la restituzione degli orientamenti sinodali alle nostre Chiese, dalle quali provengono». Per questo i vescovi italiani, su impulso di Papa Francesco, «hanno deciso, anziché redigere gli orientamenti pastorali da studiare e tradurre in pratica nelle comunità cristiane, di affidarne la costruzione all’intero popolo di Dio (del quale fa parte anche il magistero), mantenendo al centro del decennio – in corrispondenza del probabile Giubileo del 2025 – la convocazione nazionale, nella modalità che si chiarirà strada facendo».

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