Beato Teresio Olivelli

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Da tre anni, il 16 gennaio è il giorno in cui la Chiesa ricorda il beato Teresio Olivelli, beatificato a Vigevano il 3 febbraio 2018.

Nacque il 7 gennaio 1916 a Bellagio in provincia di Como, trascorse la sua fanciullezza tra Carugo Brianza e Zeme Lomellina, ricevendo un’educazione profondamente cristiana.

A 10 anni, nel 1926, si trasferì con la famiglia a Mortara, dove frequentò il ginnasio. Ogni settimana si accostava al sacramento della confessione e riceveva quotidianamente la comunione. Leggeva ogni giorno la Parola di Dio e l’«Imitazione di Cristo». Terminato il liceo a Vigevano, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza all’Università di Pavia, come alunno del collegio “Ghislieri” e fu membro attivo della Fuci.

Si impegnò nell’Azione Cattolica e nella San Vincenzo, dove assunse lo stile del «farsi tutto a tutti» che lo distinse per tutta la vita. Laureato in giurisprudenza nel 1938, divenne assistente della cattedra di Diritto amministrativo all’Università di Torino. Si sforzò di cogliere nel fascismo elementi compatibili con il vangelo e fu chiamato a Roma, presso l’Istituto Nazionale di Cultura Fascista, come primo segretario all’Ufficio Studi e Legislazione, incarico che ricoprì per circa otto mesi. Nel febbraio 1941 si arruolò volontario e partì per la Russia come ufficiale degli alpini. Durante la disastrosa ritirata spesso si fermò a soccorrere i feriti e gli assiderati.

Il suo rientro in Italia segnò la rottura definitiva con l’ideologia fascista. Il 9 settembre 1943 fu fatto prigioniero dai tedeschi. Rinchiuso prima a Innsbruck e poi in altri campi, il 20 ottobre riuscì a evadere e tornare in Italia. Partecipò alle attività della Resistenza cattolica, senza però presenziare a operazioni belliche. Nel febbraio del 1944 fondò il giornale «Il Ribelle», per diffondere un umanesimo cristiano, contrario al- l’ideologia nazista. Scrisse la famosa preghiera del Ribelle. Il 27 aprile del 1944, fu arrestato a Milano come esponente di spicco delle associazioni cattoliche milanesi e trasferito nel campo di Fossoli. L’11 luglio 1944 riuscì a nascondersi e a evitare la fucilazione. Nuovamente catturato, fu portato a Gries (Bolzano), poi a Flossenburg e infine a Hersbruck, dove si prese cura dei compagni, svolgendo un’importante opera di “supplenza sacerdotale”.

Morì il 17 gennaio 1945, in seguito alle percosse ricevute da un kapò, mentre difendeva un giovane prigioniero ucraino.

Il suo corpo fu bruciato nel for-no crematorio di Hersbruck.

Daniela Catalano

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