Beata Aniela Salawa

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La Beata di questa settimana appartiene alla categoria delle domestiche che ha dato, lungo i secoli, alla Chiesa e alla cristianità tante figure di santità, manifestata nel vivere quotidiano.

Aniela Salawa, laica, vergine del Terz’Ordine di San Francesco, è stata beatificata da san Giovanni Paolo II il 13 agosto 1991 a Cracovia, durante il secondo viaggio apostolico in Polonia e la sua memoria si celebra il 12 marzo. Nacque il 9 settembre 1881 a Siepraw presso Cracovia, undicesima di dodici figli. Al Battesimo, ricevuto quattro giorni dopo la nascita, le fu dato il nome di Aniela, corrispettivo polacco di Angela. Fu educata alla fede dalla madre.

Già a 15 anni nel 1894 era a servizio presso una famiglia di Siepraw: pascolava le vacche, falciava l’erba, intratteneva i bambini. All’inizio della primavera del 1895 estirpava le radici e i ciuffi d’erba, nonostante le temperature gelide del periodo. Rientrò in famiglia dove rimase fino all’ottobre 1897, rifiutando le insistenze del padre che la spingeva verso il matrimonio. In seguito si trasferì a Cracovia, per andare a lavorare come cooperatrice familiare. Sin dai primi giorni fu ospitata dalla sorella Teresa, alla quale ribadì che non si sentiva chiamata al matrimonio.

A Cracovia andò a servizio presso la famiglia Kloc, ma avendo 16 anni ed essendo molto attraente, fu insidiata, dal padrone e dopo poco tempo lasciò l’occupazione.

Dopo altri rapporti di lavoro in alcune famiglie dei paesi vicini, ritornò a Cracovia, dove assistette, il 25 gennaio 1899, alla morte della sorella Teresa. Rimasta scossa dalla perdita, con l’assistenza del suo direttore spirituale, si consacrò a Dio con il voto di castità perpetua, già pronunciato nella prima giovinezza. Prese a dedicarsi all’apostolato tra le domestiche di Cracovia. Nono- stante la salute precaria, era sempre allegra e socievole.

Nel 1900 si iscrisse all’Associazione di Santa Zita, che promuoveva l’assistenza alle domestiche. Nel 1911 fu colpita da una dolorosa malattia, poi morì la madre e la giovane signora alla quale prestava la sua opera. Questo periodo di angosciosa sofferenza, raccontato nel suo Diario, fu affrontato unendosi maggiormente a Dio nella preghiera. Nel 1912 ebbe anche fenomeni mistici, con la visione dell’incontro con Gesù.

Il 15 maggio 1912 ricevette l’abito di Terziaria francescana.

Ridotta in povertà per aver perso il lavoro, visse in una soffitta per cinque anni offrendo le sue sofferenze a Dio, che la gratificava con visioni, di Gesù con la corona di spine. Ricoverata all’ospedale S. Zita di Cracovia, morì il 12 marzo 1922 a 40 anni. I suoi resti mortali so-no venerati nella basilica di S. Francesco a Cracovia.

Daniela Catalano

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