Tommaso Saleh, missionario cappuccino
Di Daniela Catalano
Iniziamo il 2026 conoscendo il beato cappuccino Géries Saleh, beatificato insieme al confratello e compaesano Youssef Melki il 5 giugno 2022 a Ja El Dib, in Libano. Géries nasce il 3 maggio 1879 a Baabdath, un villaggio libanese, quinto di 6 figli, in una famiglia cattolica maronita. Conosce i cappuccini quando nel suo villaggio, gran parte delle famiglie, sentendosi trattata ingiustamente, si rivolge prima alle autorità civili e poi a quelle ecclesiastiche. Per questo motivo, i cappuccini sono inviati da Beirut per allentare le tensioni. Géries e Youssef, attratti dai religiosi, scelgono di diventare missionari e il 28 aprile 1895 entrano nel seminario minore di Istanbul. Intanto iniziano le persecuzioni contro i cristiani e gli armeni. Il 2 luglio 1899 Géries riceve il nome di fra’ Tommaso d’Aquino e Youssef quello di fra’ Leonardo da Porto Maurizio. Dopo la professione semplice, studiano Filosofia e Teologia per sei anni e sono ordinati sacerdoti il 4 dicembre 1904. Il 23 aprile 1906 sono assegnati alla Missione della Mesopotamia. Entrambi si dedicano alla catechesi, all’insegnamento scolastico, alla predicazione e alle confessioni. Nell’ottobre del 1908 padre Tommaso è separato dal suo compagno. Da quel momento i loro percorsi sono indipendenti. Tommaso è trasferito a Kharput, in Armenia Minore e poi a Diarbekir, in Mesopotamia. È in Libano quando scoppia la Prima Guerra mondiale. In un’ultima lettera alla famiglia scrive: “La paura riguarda tutti, voi e me, ma a che serve preoccuparci? La mia vita viene da Dio. Può prenderla quando vuole”. Nel frattempo il cappuccino trova rifugio a Orfa. Nella primavera del 1915 è avviato un piano per sterminare i cristiani e padre Tommaso accoglie un sacerdote armeno che il 24 settembre 1916 è arrestato. Durante la perquisizione del convento viene trovata una pistola che diventa pretesto per la condanna a morte del frate. Il missionario è arrestato e mandato a Marasc. Maltrattato, umiliato, percosso e gettato in carceri infette, contrae il tifo. Muore il 18 gennaio 1917, affermando: «Non ho paura della morte. Perché soffriamo adesso, se non per l’amore di Dio?». La memoria liturgica cade il 18 gennaio.
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