Il ricordo di Armella e del nuovo ospedale

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NOVI LIGURE – Venerdì 6 dicembre, a palazzo Pallavicini è stato presentato il volume “Angelo Armella e il monoblocco ospedaliero di Novi Ligure a 50 anni dall’inaugurazione (1969-2019)” pubblicato dal centro studi “In Novitate” e dalla casa editrice Città del Silenzio, con la collaborazione della famiglia Armella.

All’incontro sono intervenuti il sindaco Gian Paolo Cabella, il consigliere comunale con delega alla Sanità Francesca Chessa, l’ex presidente della Provincia Fabrizio Palenzona e il figlio di Armella, Antonio; moderatori della serata Andrea Sisti e Renzo Piccinini del Centro Studi “In Novitate”.

Il libro, raccolta di carteggi, documenti e fotografie appartenenti alla famiglia Armella, parla dell’ospedale di Novi Ligure che ha origini antiche: in un censimento a cura del parroco di San Nicolò, nel 1592 compare già il “San Giacomo” come “ricovero dei pellegrini”, in quella che oggi è via Cavour, accanto a una piccola chiesa e a una struttura che diventerà teatro. Nel 1902, dopo un lungo dibattito e grazie a un fabbricato donato dal conte Raggio, sorse il nuovo ospedale, lungo la strada per Serravalle. Nel secondo dopoguerra, la costruzione del monoblocco, sotto la guida di Armella, garantì una politica sanitaria efficiente, idonea a rispondere alle nuove e mutate esigenze di una città in pieno sviluppo industriale e demografico. Dopo il ringraziamento di Renzo Piccinini e l’introduzione di Andrea Sisti che ha descritto il volume, redatto in conformità a una scrupolosa ricerca fra le carte dell’archivio di Armella da parte del figlio Antonio.

L’intento è stato quello di fare memoria dell’uomo, del politico e dell’amministratore: consigliere comunale, provinciale, presidente della provincia di Alessandria, consigliere regionale, assessore alla Sanità della Regione Piemonte e infine deputato nel 1976.

Il monoblocco ospedaliero è stato una delle opere legata al suo impegno in favore del territorio e fu considerato all’avanguardia nell’edilizia sanitaria piemontese.

Uno dopo l’altro gli ospiti hanno parlato del libro, contestualizzando il periodo storico, attraverso episodi che li hanno legati all’illustre concittadino: aneddoti, racconti e ricordi di un personaggio colto e profondo.

Commuovente il ricordo del figlio Antonio.

Cristina Bertin

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