Aria di Oscar per “Piccole Donne”

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Non c’è proprio nulla che non vada nel “Piccole Donne” di Greta Gerwig. Questo film ha il merito sia di attribuire nuova forza ai personaggi celebrati nel romanzo di Louisa Alcott, sia di mostrarli sotto una luce ancor più attuale e apprezzata dal pubblico. Un adattamento brillante, e perché no, anche femminista, in un tempo in cui l’originalità sembra essere un dono raro. È la storia delle quattro sorelle March: Meg, Jo, Beth e Amy.

Il padre è un cappellano partito per il fronte nella guerra di secessione americana, lasciando a casa le figlie e la moglie. Con i loro pregi e difetti, pur affrontando la povertà e i problemi dell’adolescenza, le ragazze imparano a crescere e diventare responsabili, pronte a difendersi da ogni vicissitudine. Tra tutte emerge la figura di Jo, determinata a trovare la propria libertà e indipendenza, spronando anche le sorelle a sfogare il loro talento, a dispetto delle rigide imposizioni sociali del periodo. La Gerwig non stravolge alcun avvenimento e nemmeno modifica i tratti essenziali delle protagoniste. Opera solo un geniale cambiamento che rinvigorisce la storia e ne mette in evidenza ancor di più i temi principali.

La sceneggiatura è quindi divisa in due “trame” parallele e distanti nel tempo: quella che apre il film, ovvero il “presente” ambientato nel 1868, in cui Jo è un’insegnante privata a New York, e quella legata al passato, sette anni prima, con tutte e quattro le giovani ancora insieme a casa. Fedele all’originale ma con grandi intuizioni che permettono di parlare del mondo di oggi.

Perfetta anche la messa in scena in cui le atmosfere del tempo sono riprodotte egregiamente. Le musiche di Alexandre Desplat gli varranno riconoscimenti. Per non parlare del cast stellare, in particolare Saorse Ronan e Florence Pugh, strepitose, due volti del futuro del cinema. Solo un consiglio, prima di vederlo e giudicare, sarebbe preferibile leggere il romanzo. Quanto alla pellicola, è certamente già in aria di Oscar.

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