Tre orionini nel Giardino dei Giusti
Il Comune di Pontecurone posa un albero e tre targhe per ricordare don Luigi Carminati, Ferruccio Fisco e Antonio Tosi
PONTECURONE – Giovedì 5 marzo il Comune di Pontecurone, a cui è affidata la cura del Giardino dei Giusti pontecuronese, istituito il 31 luglio 2019, celebra l’ingresso nell’area verde di un nuovo albero e di tre targhe dedicate a don Luigi Carminati (nella foto), Ferruccio Fisco e Antonio Tosi i quali, aggregati e collaboratori della Congregazione orionina, prestarono un’eroica opera di aiuto per salvare molte vite. Considerato che il ruolo dei Giardini dei Giusti è quello di onorare le donne e gli uomini che di fronte ad atrocità di massa si sono assunti una responsabilità personale per difendere la dignità umana e per andare in soccorso delle vittime, il Comune, in collaborazione con la Congregazione orionina, il Gariwo, la Biblioteca, la parrocchia e la scuola, procede alla piantumazione di una “nandina”, simbolo di energia e protezione. Luigi Carminati fu un “martire della Carità” vissuta quotidianamente ed espressa nella morte drammatica, mentre al mattino presto, sulla via del suo dovere di carità, era alla guida di un motocarro per provvedere il pane alle centinaia di malati del Piccolo Cottolengo di Genova. Un mitragliamento aereo fermò la corsa di quel motocarro e la vita di quel giovane religioso di 32 anni. Era nato a Pagazzano (BG) il 17 agosto 1912. A 16 anni conseguì il diploma della Scuola Professionale per gli Agricoltori e a 18 anni entrò nella Congregazione orionina. Al Piccolo Cottolengo di Genova, durante gli anni difficili della guerra, fu il braccio destro del direttore don Enrico Sciaccaluga. Aveva il compito dell’approvvigionamento dei viveri, della gestione delle “tessere annonarie”. Si disimpegnò con solerte intelligenza. Il 12 aprile 1945, al mattino presto, si diresse a Milano con l’amico Pascucci. Quando stavano passando vicino all’abitato di Isola Sant’Antonio, furono sbalzati fuori dall’abitacolo da un mitragliamento nemico, nel quale don Carminati fu ucciso. Ferruccio Fisco era l’uomo che si occupava per il Piccolo Cottolengo di Genova dei rapporti delicati e pericolosi con la Curia e con l’ufficio anagrafe del Comune. Era un ragazzo lesto e disinvolto, orfano di genitori, arrivato al “Paverano” all’età di 7 anni, nel 1936. Il direttore, don Enrico Sciaccaluga, lo accolse per il periodo delle elementari e in seguito, poiché manifestò desiderio di diventare sacer- dote, fece una breve esperienza al seminario di Montebello della Battaglia. Ritornò a Genova, all’età di 14 anni, e vi restò fino al servizio militare, nel 1949. Si sposò nel 1956, lavorò nel Comune di Genova e morì nel 2003. Antonio Tosi, che fu un “facchino della Divina Provvidenza”, come si definiva don Orione, nacque a Busto Arsizio il 4 settembre 1902. Da giovane volle diventare missionario. Fu fratello laico nella Congregazione dei Comboniani e il 22 luglio 1926 partì per la missione di Khartoum in Sudan dove rimase per 6 anni. Tornato in Italia per problemi di salute, trovò casa al “Paterno” di Tortona. Era un gigante buono, alto e molto robusto, laborioso. Fu uomo di fiducia di Don Orione e di Don Sterpi. Negli anni della guerra fu a Gavazzana e collaborò per il trasferimento di ebrei nei rifugi ritenuti più sicuri. Nei primi giorni del dicembre 1943, don Sterpi incaricò Antonio Tosi di accompagnare il famoso scultore ebreo Arrigo Minerbi in un istituto orionino di Roma. Il 27 aprile 1946, Antonio Tosi si sposò a Milano con Anna Pieri ed ebbe due figli, Paolo e Dino. Morì il 29 maggio 1953, a soli 51 anni.

