Siamo rimasti senza acqua

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La situazione nelle nostre campagne è drammatica. I fiumi sono ridotti a rigagnoli. Si teme per la metà dei raccolti. Gli agricoltori devono scegliere quale campo salvare e quale no. La siccità intaccherà anche i vigneti

Alla confluenza del Po con il Ticino, al ponte della Becca, a prevalere è ormai la sabbia. Il “Grande Fiume” e il “Fiume Azzurro” sono ridotti a rigagnoli, immobili, senza corrente, vittime di una siccità eccezionale che perdura ormai da mesi, mettendo a rischio i raccolti. Un anziano del posto scruta sconsolato la distesa di sassi e arena: «In quasi ottant’anni di vita non ho mai visto una cosa simile, se non piove non so dove andremo a finire. Non ci resta che pregare, una volta i fevan i rugasion» (una volta facevano le rogazioni, ndr). E in effetti in molte località del Paese si è ricorso in questi giorni alla preghiera, anche dalle nostre parti con il vescovo Guido che ha invitato i parroci a inserire una speciale intenzione nella preghiera dei fedeli delle celebrazioni eucaristiche domenicali, affinché “il Signore dal quale tutte le creature ricevono energia, esistenza e vita, doni alla nostra terra assetata il refrigerio della pioggia e noi, sicuri del suo pane, possiamo ricercare con fiducia i beni dello spirito”.

La situazione è drammatica e il rischio ormai più che reale è quello di perdere il 40% del raccolto della frutta estiva e oltre il 50% di mais e soia, produzioni il cui mercato è già sottoposto a stress a causa del conflitto ucraino.

La gravità del momento ha spinto il Governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana a decretare lo stato di emergenza che durerà fino al 30 settembre. Nel provvedimento si raccomanda “a tutti i cittadini di utilizzare la risorsa acqua in modo estremamente parsimonioso, sostenibile ed efficace, limitandone il consumo al minimo indispensabile”. Inoltre, la Regione mette a disposizione dei sindaci dei comuni della Lombardia uno schema di ordinanza sul risparmio idrico e limitazioni per l’uso dell’acqua potabile, raccomandandone la relativa adozione, salvo eventuali integrazioni ad essa in base allo specifico contesto e agli effetti della crisi idrica nei rispettivi territori.

E molti Comuni hanno già provveduto – dalla Valle Staffora a Voghera, a Stradella, a Broni, a Casteggio, a Canneto Pavese, a Cigognola e molti altri – invitando i cittadini a un uso consapevole dell’acqua e vietandone l’utilizzo per l’irrigazione di giardini e prati, il lavaggio di cortili e piazzali, il lavaggio di veicoli privati ad esclusione di quello svolto negli autolavaggi, il riempimento di fontane e piscine private, nonché in tutti i casi diversi da quelli alimentare, domestico e igienico.

«I danni complessivi – affermano i responsabili della Confederazione Italiana Agricoltori di Pavia –sono destinati già a superare 1 miliardo di euro e se non pioverà neanche sulle Alpi nelle prossime settimane, si corre il pericolo di dire addio al pomodoro tardivo così come a molte colture orticole, la cui coltivazione, vista la mancanza di acqua necessaria per irrigare, non può neppure essere avviata. C’è bisogno di misure concrete, di interventi seri di manutenzione della rete idrica per un miglior utilizzo delle acque, ma anche di nuove opere di irrigazione, da piccoli invasi distribuiti per accrescere la resistenza dei territori a grandi impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare, come in Israele, utilizzando in maniera efficiente ed efficace in primis i fondi del Pnrr».

«Nei campi pavesi – sottolinea il presidente di Coldiretti Pavia Stefano Greppi – manca l’acqua necessaria a irrigare le coltivazioni che si trovano in una situazione di stress idrico che mette a rischio le produzioni, in un 2022 segnato fino ad ora da precipitazioni praticamente dimezzate. E la continua siccità intaccherà anche i vigneti dell’Oltrepò con raccolti modesti e le ricadute indirette potrebbero interessare anche il settore dell’allevamento. Se avessimo costruito i bacini di accumulo, come avevamo chiesto anni fa, la situazione poteva essere differente. Si è scelta la strada delle misure spot di fronte alla portata del cambiamento climatico».

Gli fa eco il presidente di Confagricoltura Pavia Alberto Lasagna che parla di «una situazione peggiore di un terremoto o di un’alluvione che sono eventi che hanno un inizio e una fine. Gli agricoltori della nostra zona devono scegliere quale campo salvare e quale no, non avendo quantità di acqua sufficiente per tutti. Una scelta dolorosa sotto ogni profilo».

Marco Rezzani

Piemonte e Alessandrino: chiesto lo stato di emergenza

Da due mesi circa è entrato nel nostro vocabolario, grazie al bombardamento degli organi d’informazione, l’uso di un aggettivo, che molti non conoscevano prima o che addirittura ritenevano errato: “siccitoso”. In realtà è un termine poco usato ma oggi di grande attualità, per definire qualcosa che soffre abitualmente di siccità, per mancanza o scarsità di piogge, di corsi d’acqua, di mezzi d’irrigazione. In Piemonte e in particolare nella provincia di Alessandria siamo in una fase di “siccitosi” da “bollino rosso”, proprio in un momento cruciale per la trebbiatura. I corsi d’acqua sono vuoti e i campi arsi; i raccolti bruciano sui terreni senz’acqua ed esplodono i costi per le irrigazioni di soccorso e per l’acquisto del cibo per gli animali con i foraggi oramai ridotti al minimo.

«Le previsioni, a livello territoriale, fanno registrare per il frumento tenero una riduzione del 33% e del 55% per il mais, quest’ultimo in grave sofferenza soprattutto nelle zone limitrofe della pianura dove non riescono ad arrivare le irrigazioni di soccorso; in particolare nella zona alessandrina la situazione è da stato di calamità. – dichiara il presidente di Coldiretti Alessandria, Mauro Bianco – Un panorama rovente che peggiora con l’ondata di calore che prevede nei prossimi giorni temperature oltre i 40 gradi con le falde sempre più basse mentre si moltiplicano le ordinanze dei Comuni per il razionamento dell’acqua». In questa situazione di profonda crisi idrica, non potrà essere sufficiente il solo stanziamento di risorse finanziarie adeguate per indennizzare le imprese agricole, ma bisognerà definire le priorità di uso dell’acqua disponibile, dando precedenza al settore agricolo per garantire la disponibilità di cibo. «A fronte di una crisi idrica la cui severità si appresta a superare quanto mai registrato dagli inizi del secolo scorso nell’alessandrino – prosegue Bianco – chiediamo che venga dichiarato al più presto lo stato di emergenza nei territori interessati con l’intervento del sistema della Protezione civile per coordinare tutti i soggetti coinvolti. A oggi sono oltre 250 i Comuni piemontesi che hanno emesso o stanno per emanare ordinanze relative all’emergenza idrica e per un uso responsabile dell’acqua, tra questi ben 58 si trovano in provincia di Alessandria».

Anche Novi Ligure e Tortona si sono adeguate e i sindaci, Gian Paolo Cabella e Federico Chiodi, hanno invitato la cittadinanza a un uso responsabile dell’acqua potabile.

«È importante che tutti i cittadini ne siano consapevoli – conclude il sindaco Cabella – adottando un comportamento virtuoso per tutelare questa importante risorsa, anche in considerazione del fatto che si sta assistendo a una riduzione anche significativa degli apporti idrici alle fonti, pur non sussistendo al momento carenze di rifornimento idrico in quanto la risorsa disponibile risulta ancora sufficiente».

Vittorio Daghino

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