Se il biologo diventa poeta

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Emanuele Repetto presenterà la sua raccolta, Acerbe, edita da Joker, sabato 19 giugno ad Arquata: «La Natura spinge alla contemplazione»

Dove abita la poesia? Una risposta univoca, forse, non c’è. Qualcuno potrebbe asserire che cammina su strade ribelli, marginali e polverose; altri affermerebbero che respira l’aria rarefatta del sublime o, ancora, che non vive se non nel passato, nei volumi delle più blasonate biblioteche. Ma, con lo stesso stupore di un gesto antico, di certo la poesia vive ovunque qualcuno sceglie la via delle parole. Il termine stupore non è preso a caso, perché c’è una particolare bellezza nel rendersi conto che la scrittura può arrivare e sorprendere, scardinando luoghi comuni. Emanuele Repetto, di Arquata Scrivia, arriva con la sua raccolta poetica Acerbe, edita da Joker, e non somiglia al “prototipo” del poeta: un ragazzo ventunenne, studente di Biologia a Pavia, che puoi incontrare sui sentieri di collina intento a qualche ricerca, che ha una passione per quelli che definisce «gli animali più bistrattati», cioè gli insetti.

Nell’attenzione e nella curiosità di Emanuele, però, nella sua scientifica necessità di attribuire un nome, di incontrare la realtà, si manifesta tutta la potenza del “fare scrittura” come scelta rivelatrice.

Perché questa raccolta?

«Perché la poesia, così come la scrittura in senso più ampio, è espressione. – dice – Scrivendo possiamo confrontarci con noi stessi, rendere solidi i nostri castelli di carte o, più semplicemente, svagarci. Il connubio tra sensibilità letteraria e biofilia, inoltre, non è affatto nuovo. Il mondo naturale ha da sempre spinto l’uomo alla contemplazione e al tentativo di descrizione. Basti pensare a Gozzano, ai suoi testi basati su alcune specie di lepidotteri, alla sua passione per l’entomologia stessa, oppure al correlativo oggettivo di Montale».

Le pagine di Acerbe somigliano a un diario, mai, però, solipsistico. Non contengono, nonostante la giovane età dell’autore, rovelli adolescenziali, piuttosto fili di una consapevolezza filtrata dalle occasioni, e un senso d’incanto privo di concessioni al magico, perfino in un gioco di maschere, in una scelta di “nascondigli della penna”.

Perché tale “nascondersi”?

«Sarebbe assurdo credere di essere un unico senza parti. Siamo la visione che gli altri hanno di noi unita alla visione che noi abbiamo di noi stessi. Non è nascondersi ma dare voce a parti possibili del nostro essere».

Il volume arriva in questi giorni in libreria e verrà presentato ad Arquata sabato 19 giugno, alle 18.15, in piazza Bertelli, nell’ambito della rassegna “ViaggiAMO coi libri”, che prevede stand degli editori locali e non e numerosi incontri con autori, organizzata dal Comune con l’Associazione “Librialsole” e il Sistema Interbibliotecario Tortonese.

Patrizia Ferrando

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