San Corrado Confalonieri

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di Daniela Catalano

Il santo di cui vi racconto questa settimana è un nobile di origini piacentine, diventato per puro caso patrono di Noto, in Sicilia. Corrado Confalonieri, di cui la Chiesa celebra la memoria il 19 febbraio, è nato a Calendasco, vicino a Piacenza, nel 1290, da una ricca casata guelfa. Grazie alla Vita beati Corradi, il più antico documento anonimo su di lui, scritto in siciliano verso la fine del Trecento, sappiamo che nel 1315, intorno ai 25 anni, un giorno va a caccia con i servi e con lo stuolo di cavalli, cani e falconi ma, non riuscendo a stanare la selvaggina, decide di appiccare il fuoco alla sterpaglia, senza pensare alle conseguenze. Complice il vento, l’incendio in poco tempo brucia tutto ciò che trova sul suo cammino. Corrado, di fronte al disastro, scappa e tace sull’accaduto. Intanto, le guardie di Galeazzo Visconti, signore di Piacenza, cercano un responsabile e lo individuano in un uomo che trovano sul luogo, condannandolo a morte. Il giovane, saputo dell’ingiusta condanna, affronta l’ira dei Visconti e confessa. Non potendo essere condannato a morte perché nobile, è spogliato di tutte le sue ricchezze e si pente. Dopo qualche tempo, con la moglie, decide di consacrarsi a Dio. Lei entra nelle clarisse e lui diventa terziario francescano e si reca in pellegrinaggio a Roma. Prosegue, poi, il suo cammino e nel 1343 giunge nella Val di Noto, ritirandosi prima in una cella accanto alla chiesa del S. Crocifisso, insieme a Guglielmo Buccheri, un francescano del posto, e poi isolandosi in una grotta, detta dei Pizzoni, per vivere da eremita, in austerità e povertà. La preghiera e il lavoro manuale caratterizzano le sue giornate. Nel frattempo compie anche alcuni miracoli, tra cui quello di guarire un bambino e donare del pane, “impastato dagli angeli” alle persone che si rivolgono a lui durante il periodo della carestia, dovuta alla peste nera (1348-1349). Corrado muore nella sua grotta il 19 febbraio 1351, mentre è in ginocchio con gli occhi al cielo. È sepolto nella chiesa di san Nicola, poi divenuta cattedrale. Papa Urbano VIII lo ha canonizzato il 12 settembre 1625.

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