Salvini, deragliamenti e corni rossi

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La settimana scorsa sono tornato a Napoli. In via San Biagio dei Librai (zona San Gregorio Armeno), mentre i miei compagni di viaggio si attardavano in un negozio, mi sono messo a parlare con una venditrice ambulante. Smerciava incensi e profumi in un banchetto giù in strada. Vent’anni di onorato servizio abusivo senza una licenza, senza mai emettere una ricevuta. “Da me sono passati tutti, presidenti degli Stati Uniti, cantanti, calciatori… un tempo si lavorava molto” – mi dice. E aggiunge: “Io sono per l’abusivismo perché devo pur vivere in qualche modo, ma oggi ci stanno i neri, gli extracomunitari che ci scippano il lavoro. Prima vengono gli abusivi italiani. Ha ragione Salvini. Io l’ho votato perché lui ci difende”. Ecco una foto bene a fuoco della situazione in cui versa l’Italia. Un cortocircuito assoluto. Il ragionamento che deraglia dai binari del giusto di quel poco che basta per smarrire il buon senso. A sentire la signora napoletana vi assicuro che molti direbbero: “Ha ragione: gli italiani a casa loro vengono sempre prima degli altri”. Invece, faremmo meglio a dire che il lavoro abusivo e in nero non dovrebbe proprio esistere. La stortura di questa epoca sta proprio qua: far scivolare il diritto lungo la china della banalità, annacquarlo, abbassare il ragionamento, diluirlo. È un movimento impercettibile che però mina le fondamenta del senso dello Stato e che è ancora più grave se viene fomentato da uomini di Governo. È come se dentro di noi ogni giorno crollasse un ponte in una Genova invisibile. Come se il senso civico fosse comunque scontato e la carità un atto non dovuto. È passato piuttosto sotto silenzio, per esempio, lo sforzo di accoglienza che la Chiesa ha messo in campo per aiutare i migranti della nave Diciotti: “Se il Papa li vuole, che se li prenda” ha concluso la venditrice. Poi mi ha regalato un corno rosso portafortuna.

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