Preghiera per i morti della pandemia

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Il 12 luglio, in cattedrale, la funzione di suffragio

TORTONA – Dal 23 febbraio al 31 maggio in città sono morte 212 persone, molte delle quali a causa del Coronavirus e per ricordarle tutte il vescovo, domenica scorsa, ha presieduto la Messa alle ore 10.30 in cattedrale, alla quale hanno partecipato il sindaco Federico Chiodi, il vice Fabio Morreale, il presidente del consiglio comunale Giovanni Ferrari Cuniolo, i comandanti dei Carabinieri e della Polizia Municipale, i presidenti della CRI Patrizia Mauri e delle Misericordie, la senatrice Rossana Boldi e i rappresentanti di tutte le associazioni di volontariato operanti nel tessuto urbano. Accanto al gonfalone del Comune erano esposte anche le bandiere delle altre realtà istituzionali presenti. All’inizio della funzione Mons. Viola rivolgendosi a tutte le autorità ha ringraziato per la partecipazione e per il lavoro svolto nei difficili mesi della pandemia. «Tutti abbiamo vissuto questo periodo – ha dichiarato – mettendo in campo le risorse buone che sono nel nostro cuore, nei gesti concreti del farci prossimi agli altri». Poi, con tono commosso, ha invitato l’assemblea ad alzarsi in piedi e a sostare qualche istante in silenzio per ricordare tutti insieme le persone scomparse, non potendo nominarle una per una. Nell’omelia padre Vittorio, facendo riferimento al brano del vangelo che presentava la parabola del seminatore, ha messo in evidenza come il cuore dell’uomo non abbia bisogno di «parole di confusione» ma della “Parola” di Dio che «ha qualcosa da dire al sindaco, al politico, a ciascuno dei presenti e vuole operare nell’intimo». La sua forza è a misura del nostro ascolto. Come spiega Gesù nella parabola ci sono diversi terreni dove l’ascolto non porta frutto e la parola può fare poco o nulla. C’è poi un terreno buono dove può dare frutto. «Questo terreno – ha affermato Viola – è il cuore da intendere come l’interiorità profonda della nostra vita.

Quel luogo dove ciò che abbiamo vissuto in questi giorni è entrato di prepotenza e ci ha trovati senza risposte, fragili, impauriti, e dove anche sono nati i nostri gesti di solidarietà, il nostro metterci a servizio a tutti i livelli, nelle istituzioni e nelle associazioni.

Nel luogo della nostra coscienza noi possiamo accogliere e permettere di compiere ciò per cui è stata mandata cioè farci conoscere Gesù Cristo per conformazione».

Di fronte al dolore e alla morte dei mesi scorsi l’unica parola di consolazione è «la parola di vita della pasqua di Gesù». Il Signore che ha vinto la morte ci ha dato la certezza «che i nostri cari sono vivi in Cristo e noi siamo qui per vivere una comunione d’amore e non solo un ricordo pur carico di gratitudine». Prima della benedizione finale il parroco, don Claudio Baldi, ha rivolto un pensiero di gratitudine a nome dei confratelli e di tutta la comunità cittadina al Pastore diocesano «per la sua presenza discreta ma efficace che si è attuata attraverso le lettere, i messaggi e le celebrazioni e per la sua vicinanza quotidiana nella preghiera e nel raccoglimento».

Il canto finale, intonato dalla corale “San Luigi Orione” del santuario della Madonna della Guar dia, che ha animato la funzione, accompagnata all’organo da Alberto Do e diretta da Enrico Vercesi, ha salutato l’assemblea che, nel rispetto delle regole anti Covid, ha reso omaggio ai tanti tortonesi morti ai quali non è stato possibile porgere l’estremo saluto.

Daniela Catalano

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