«Piccola Ilva = piccola Italia»

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Occupazione in affanno.A Novi istituito un tavolo di crisi permanente sulla situazione dell’acciaieria. Il sindaco Muliere chiede un piano di sostegno. Il presidente della Regione Piemonte Cirio lavora con il Governo

di Luca Lovelli

Un tavolo di crisi permanente sulla situazione dell’ex Ilva insediato a Novi Ligure, scelto come luogo simbolico in quanto ospita il più grande dei tre stabilimenti del gruppo nella regione, seguito da Racconigi e a Gattinara. È questo l’esito della riunione che si è svolta venerdì scorso al Museo dei Campionissimi alla quale hanno preso parte il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, gli assessori al Lavoro Elena Chiorino e al Turismo Vittoria Poggio, il presidente della Provincia di Alessandria Enrico Bussalino, i sindaci dei Comuni di Novi Ligure e Racconigi, insieme ai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, i sindacati di categoria Fiom Cgil, Fim Cisl e Uil, e le Rsu.

«I lavoratori dello stabilimento novese stanno dimostrando grande senso di responsabilità in un momento molto delicato per l’azienda. Vogliono lavorare e produrre e non usufruire della cassa integrazione. – spiega il segretario generale della Cisl Piemonte, Luca Caretti – In questa fase di incertezza per il futuro della ex Ilva, il gioco di squadra che si sta facendo tra istituzioni e sindacati deve servire a rimanere ben agganciati al tavolo nazionale aperto a Roma tra Governo e sindacati. Non è ammessa nessuna fuga in avanti verso progetti diversi o piani b sullo stabilimento locale. Bene quindi l’istituzione di un tavolo di crisi permanente».

Il sindaco Rocchino Muliere ha posto l’attenzione sui lavoratori dell’indotto e sulla portata che la crisi dell’Ilva ha sul tessuto economico della cittadina. «Ilva a Novi conta 600 operai, ma sono molte di più le realtà coinvolte se contiamo manutentori, autotrasportatori, addetti alle mense e alle pulizie. – sottolinea– Anche per loro serve un piano di sostegno in attesa che Ilva possa tornare a produrre, con positive ricadute anche sull’occupazione che in questi anni è stata ridimensionata, perché in tanti hanno lasciato il gruppo, ma che, se i volumi produttivi torneranno a essere quelli di un’azienda sana, dovrà per forza crescere». Oltre alla mancanza di progettualità in ottica presente e futura, gli operai della fabbrica novese lamentano criticità in termini di manutenzione e sicurezza.

«Quella dell’Ilva è una crisi che non riguarda solo Taranto, ma è di portata nazionale e in Piemonte coinvolge 3 mila lavoratori, tra quelli diretti e quelli dell’indotto.– aggiunge il presidente della Regione Cirio – Non accettiamo l’idea di una piccola Ilva, perché significherebbe accettare quella di una piccola Italia. Dobbiamo quindi tenere alta l’attenzione e lavorare insieme al Governo per salvaguardare e rilanciare un settore strategico non solo per il nostro Paese, ma anche per questa Regione. Abbiamo deciso di insediare qui a Novi un tavolo di crisi permanente che è già riconvocato per la prima settimana di marzo ed è pronto a riunirsi nel caso in cui ci siano sviluppi nazionali».

Al momento nel sito della città dei Campionissimi è in vigore una cassa integrazione a rotazione per un massimo di 155 operai al giorno fino al 17 marzo.

«Non dimentichiamo mai il ruolo del Piemonte come retroporto di Genova. Abbiamo realtà produttive che possono essere di supporto alla strategia individuata a livello nazionale. – evidenzia l’assessore Chiorino – Lavoriamo per dare garanzie di sicurezza ai lavoratori con gli ammortizzatori, purché siano finalizzati al tempo necessario per il rilancio di tutto il gruppo. Il territorio piemontese è in prima linea e pronto a fare la sua parte con tutte le misure che potremo mettere a disposizione».

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