Perdere Youssef senza perché
Di Ennio Chiodi
L’Istituto professionale “Einaudi-Chiodo” di La Spezia è una scuola rinomata, di quelle di cui l’Italia ha bisogno per formare giovani capaci, pronti a essere impiegati nelle nostre imprese, garantendo crescita economica e soddisfazione personale. Youssef Abanoub – lo chiamavano “Abu” – era uno di questi. Era arrivato, ancora molto piccolo, da Fayyum, nei pressi del Cairo, con la sua famiglia, apprezzata e integrata. Il padre è capocantiere di un’impresa locale. Italiano, quindi, per formazione e cittadinanza, Youssef, aveva 18 anni, studiava per diventare elettricista e lavorava come pizzaiolo per contribuire agli studi. Con il suo carattere sereno e sorridente non faticava a interagire con i compagni. Con una sua amica d’infanzia scambiava ogni tanto messaggi sui social. Recentemente anche una vecchia foto, assolutamente innocente, un sempli- ce ricordo. Ha pagato per questo, con la vita. Un compagno di scuola, Atif Zouhair, di origine marocchina e residente in Italia, che con quella ragazza aveva una relazione, non ha gradito. Si è armato di un lungo coltello, lo ha affrontato e inseguito e lo ha ucciso, davanti ai suoi compagni di classe, con un fendente preciso e violento, cancellando il suo futuro, l’amore e l’amicizia da cui era circondato. Ci si interroga, una volta ancora, sulle responsabilità; sul disagio di questi ragazzi; sull’indifferenza di scuola, famiglia e società, e su cosa scuola, famiglia e società dovrebbero fare di più; sulla violenza che si diffonde senza controllo; sulle regole disattese; sull’inasprimento delle pene e via “replicando”. È difficile che Atif nel momento in cui colpiva Youssef si sia chiesto quanti anni di carcere avrebbe rischiato. Una condanna eventualmente più pesante lo avrebbe dissuaso da quel gesto terribile? Quando ha ucciso colpiva due persone: il suo giovane compagno e una ragazza, trasformata in patrimonio personale ed esclusivo, oggetto da possedere con un senso di fuorviante protezione. Il percorso che istituzioni e società dovranno percorrere, se mai si vorrà affrontare, sarà molto lungo. Nel 2024 la percentuale di omicidi commessi da giovanissimi è salita all’11% del totale e oltre 38.000 ragazzi sono sta- ti denunciati o arrestati. Nelle grandi città 1 arrestato su 4 per rapina è minorenne. Youssef era un giovane tranquillo, non un numero per incrementare statistiche allarmanti, eppure utili per capire e intervenire. Fragilità familiare, isolamento sociale, povertà educativa sono tra i fattori di cui si parla, ma sempre più inquietante è l’impatto dei social network dove la violenza è talvolta esibita, condivisa, emulata come modello e occasione di visibilità e perfino – di questi tempi – di lucrosi vantaggi.
enniochiodi [at] gmail.com

