Per una comunicazione disarmata e disarmante
60^ Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali della Diocesi di Tortona: venerdì 23 gennaio le “parole di pace” di Fausto Biloslavo, padre Francesco Ielpo, Amerigo Vecchiarelli ai giornalisti e agli studenti
DI SUOR ROBERTA CUCCA
Come si può raccontare la guerra senza alimentare l’odio? Quali parole servono oggi per costruire la pace? A queste domande ha cercato di rispondere venerdì 23 gennaio la 60^ Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali della Diocesi di Tortona, organizzata dall’Ufficio Comunicazioni Sociali, con il patrocinio del Comune e in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e i media diocesani. Due gli incontri che sono stati promossi, sul tema “Parole di pace. Per un giornalismo e una comunicazione disarmati e disarmanti”, uno la mattina per le scuole e l’altro la sera aperto ai giornalisti e alla cittadinanza che ha fatto seguito alla Messa celebrata dal vescovo. A condurre l’incontro della mattina, che ha coinvolto gli studenti degli istituti superiori tortonesi “Marconi”, “Peano” e “Santachiara” nella sala polifunzionale cittadina, don Paolo Padrini, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali e Matteo Colombo, direttore del nostro settimanale diocesano Il Popolo, che hanno introdotto il tema richiamando la famosa espressione di Papa Leone su una pace “disarmata e disarmante”. Collegato a distanza da Nuuk, capitale della Groenlandia, dove si trovava per un reportage per le reti Mediaset, Fausto Biloslavo, giornalista e inviato di guerra, ha portato agli studenti la voce di chi la guerra la conosce sul campo. Un’assenza fisica che non ha attenuato la forza della sua testimonianza: «Quando si è autentici, le distanze si annullano». Rispondendo a una domanda di Lorenzo sulla sua prigionia di sette mesi in Afghanistan nel 1987, Biloslavo ha definito quell’esperienza «un reportage sulla mia pelle. Un episodio che segna profondamente il mio modo di guardare ai conflitti e che dà un peso concreto alle parole “pace” e “libertà”». Il giornalista ha spiegato di considerarsi fortunato per essere sopravvissuto, ricordando che «il 90 per cento dei miei compagni di prigionia veniva regolarmente torturato», spesso con l’elettroshock, e che molti venivano portati via di notte dal cosiddetto “blocco della morte” e giustiziati. Una memoria che, ha sottolineato, impone a chi racconta la guerra di non banalizzare mai la sofferenza umana. Il vero coraggio non è quello spettacolare: «I veri eroi sono le persone comuni». Come un padre che durante l’assedio di Sarajevo usciva ogni giorno sotto i bombardamenti per cercare latte per il figlio neonato. Sono questi, per Biloslavo, i «piccoli grandi eroi delle guerre». Nel suo intervento non è mancata un’analisi lucida dell’attualità internazionale. «Nel mondo ci sono una sessantina di conflitti attivi – ha ricordato – e la maggior parte sono conflitti dimenticati», in particolare in Africa, dal Sudan al Congo. Sul Medio Oriente, forte di un’esperienza iniziata nel 1982 in Libano, ha spiegato che, vivendo accanto sia agli israeliani sia ai palestinesi, si ha la sensazione di ascoltare «la faccia opposta della stessa medaglia». Da Gerusalemme si è collegato online anche il francescano padre Francesco Ielpo, nuovo Custode di Terra Santa, che ha offerto uno sguardo pastorale e umano sul conflitto. «La guerra – ha spiegato – non produce solo macerie, ma conseguenze psicologiche e sociali profonde». Ielpo ha indicato come conseguenza più grave della guerra la diffusione di quello che ha definito «il virus del sospetto»: «L’altro è un potenziale nemico», una mentalità che distrugge la fiducia e rende impossibile la convivenza. Eppure, ha aggiunto, il desiderio più profondo della gente comune resta quello di «un futuro sicuro» e della possibilità di incontrarsi senza paura. A incarnare questa speranza è l’esperienza della scuola di musica “Magnificat” di Gerusalemme, frequentata da studenti ebrei, cristiani e musulmani. I ragazzi sono rimasti molto colpiti da questa testimonianza capace di riaprire il dialogo e continuare a costruire relazioni “viso a viso”. Le reazioni degli studenti sono state calde e forti. Devid dell’istituto Santachiara di Tortona ha commentato così: «Nonostante la distanza, l’intervento di Biloslavo è stato percepito come autentico e formativo. Raccontare anche cose dure – hanno osservato con lui Stella e Lorenzo – è necessario, perché ci aiuta a conoscere, a capire e a non restare indifferenti».

