L’Olimpiade è donna e madre

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Di Ennio Chiodi

Pochi centesimi di secondo, un’eternità: Federica taglia la linea del traguardo, tiene lo sguardo basso e solo dopo aver colto il boato del pubblico in fondo alla pista Olympia, lo punta al tabellone che segna tempi e classifiche. «Allora ho capito che ce l’avevo fatta». Federica Brignone non crede – non può credere – che tutto ciò sia potuto accadere. Due medaglie d’oro in soli tre giorni, a meno di un anno dall’incidente devastante che le ha frantumato la gamba sinistra. Ha corso con una semplicità e una concentrazione incredibile, supplendo con una tecnica perfetta alla mancanza di forza della gamba, ancora oggi tutt’altro che guarita. Valdostana di adozione, Fede- rica nasce 35 anni fa a Milano, con gli sci ai piedi. È figlia della campionessa della “Valanga Rosa” Ninna Quario e di Daniele, allenatore di grande valore. Come il fratello Da- vide che la segue fin dai suoi primi successi. Determinazione e resistenza alla sofferenza l’hanno portata a compiere un’impresa che segna la storia dello sci e dello sport italiano. L’inchino che le atlete finite seconda e terza le hanno riservato al traguardo resterà tra le immagini iconiche delle Olimpiadi. L’altra faccia di Federica si chiama Lindsey, classe 1984, americana del Colorado. Lindsey Vonn ha vinto tutto quello che poteva, ma non ha voluto rinunciare alla sua ultima Olimpiade nonostante un legamento del ginocchio gravemente lesionato solo pochi giorni prima. La gamba non ha retto, e dopo la partenza si è schiantata sul ghiaccio delle Tofane che ha lasciato a bordo dell’elicottero: sul viso una smorfia di acuto dolore e un sorriso: «Dovevo farlo» – dirà poco dopo. Proprio negli istanti in cui Federica si accingeva a salire sul gradino più alto del podio di Cortina, in quel di Anterselva, uno dei templi sportivi del biathlon, Lisa Vittozzi, trentenne cadorina, tagliava per prima il traguardo della 10 km di inseguimento e metteva al collo la prima medaglia d’oro ottenuta dall’Italia nella storia di questa bellissima disciplina concentrato di velocità e precisione. Avevamo ancora negli occhi i volti sereni di Andrea Vötter e Marion Oberhofer, figlie delle valli del piccolo Sudtirolo, finite prime nello slittino, letteralmente pennellando a oltre 140 chilometri orari la pista “Eugenio Monti” e lasciandosi dietro austriache, svizzere, americane e canadesi. L’Olimpiade italiana è donna come dimostrano Arianna Fontana, che vanta il più alto numero di medaglie dello sport italiano, e tante altre. C’è l’immagine di un bambino felice e agitato in braccio a Francesca Lollobrigida subito dopo la conquista del primo di due ori a dimostrare che è anche mamma e che la maternità è compatibile con qualsiasi avventura. Basta volerlo.

enniochiodi [at] gmail.com

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