La tragica morte del clochard a Tortona

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Il vescovo ha pregato per Fanìca “Stefano” Barani

TORTONA – Venerdì 6 dicembre, in una gelida mattina invernale, la polizia ferroviaria ha trovato il corpo senza vita di Fanìca Barani.

L’uomo, un rumeno di 48 anni, dormiva su una panchina della stazione vicino alle scale che conducono ai binari. La morte è stata causata dalle rigide temperature della notte, come ha appurato il 118. A notare Fanìca, che in rumeno significa Stefano (lui si faceva chiamare Stefanino), sono stati i viaggiatori diretti ai treni, verso le 7.30. Subito hanno dato l’allarme e chiamato i soccorsi, ma purtroppo non è stato possibile salvarlo. Il vescovo mons. Vittorio Viola, appresa la notizia, ha chiesto di pregare per Fanìca e domenica 8 dicembre, al santuario della Madonna della Guardia, all’inizio della celebrazione eucaristica ha affidato la sua anima alla misericordia divina e a lui ha dedicato la messa. La notizia ha suscitato molto clamore in città e ha richiamato l’attenzione dei media su questo dramma della solitudine. Purtroppo l’uomo era un senza tetto che più volte aveva rifiutato i servizi di accoglienza che gli erano stati offerti. A poca distanza dalla stazione sorgono la Casa di Accoglienza e il Dormitorio pubblico dell’associazione “Matteo 25”, due importanti realtà sociali che da anni cercano di far fronte alle situazioni di disagio cittadine.

La prima è gestita da Eugenio Presciutti e si avvale dell’aiuto della Diocesi e di tutte le parrocchie cittadine, la seconda è una Onlus privata di estrazione cattolica, guidata da Laura Cebrelli. Sono entrambe sostenute dalla Fondazione CR Tortona che le ospita nei locali concessi in comodato d’uso. I volontari conoscevano bene Fanìca e più volte avevano cercato di soccorrerlo e ospitarlo. Come ha spiegato il sindaco Federico Chiodi, intervenuto sulla vicenda, questa persona, purtroppo, aveva già rinunciato all’assistenza e alla cura che sia il Comune sia i volontari si erano proposti di offrirgli. Il suo caso, infatti, era noto e seguito dai servizi sociali.

«È una tragedia – ha dichiarato Chiodi – e noi siamo davvero dispiaciuti, ma per quest’uomo era stato fatto tutto quello che si poteva. Lui aveva sempre rifiutato ogni aiuto». Il suo caso era noto e seguito anche dai servizi sociali che hanno tentato in ogni modo di fare qualcosa per lui. A Presciutti, presidente della Casa di Accoglienza e consigliere del dormitorio, abbiamo chiesto maggiori informazioni su Fanìca e sulla sua reale situazione e lui ci ha spiegato che i volontari lo conoscevano bene. «Andava a fare la doccia e poi mangiava alla mensa dei frati cappuccini e di notte trovava rifugio al dormitorio. – ha affermato Presciutti – Raccontava di essere un veterinario e fino a poco tempo fa portava una barba ben curata e aveva un’aria distinta.

Negli ultimi mesi però era cambiato fisicamente e psicologicamente. L’ultima volta che è venuto a fare la doccia è stata il 3 ottobre. Da quel giorno non lo abbiamo più visto. All’inizio di novembre l’ho informato che il dormitorio era aperto, ma lui non ha voluto saperne». Per accedere alla struttura occorre un documento di identità valido e bisogna essere sobri. È aperto da fine ottobre a metà maggio, da lunedì a sabato. Se fa troppo freddo, però, apre anche la domenica e ha 13 posti letto. Il lunedì si registrano le prime 13 persone che si presentano, poi ci si prenota per il giorno successivo e così si prosegue per tutta la settimana. La notte del 6 dicembre erano ancora tre i posti disponibili ma Fanìca non ha voluto lasciare la sua panchina.

Anche Vittorio Bocchio, vice presidente della Casa di accoglienza, descrive Fanìca come un uomo taciturno e riservato e spiega che «non è vero che lui aveva con sé un cane, motivo per il quale qualcuno sostiene che non sia stato accolto nel dormitorio, dove non sono ammessi animali domestici».

I servizi sociali del Comune, in questi giorni, hanno preso contatto con il consolato romeno per accertare la presenza di parenti e hanno rintracciato un fratello e una sorella che ha spiegato che lui era ortodosso.

I parenti, con il Comune, si stanno organizzando per celebrare i funerali.

Intanto i volontari del Dormitorio hanno deciso di recitare insieme il rosario per Fanìca e si sono ritrovati ieri sera, alle ore 22, sul binario dove lui ha perso la vita.

Un gesto di pietà cristiana dettato dalla sensibilità e dal cuore di queste persone che ogni giorno cercano di aiutare chi è in difficoltà, ma che a volte devono rispettare la libertà personale di chi sceglie una strada diversa.

Daniela Catalano

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