La bellezza e la gioia di essere di Cristo per esistere davvero

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Le celebrazioni presiedute da Mons. Guido Marini dal Giovedì Santo a Pasqua

TORTONA – Con la Messa “in Cena del Signore” alle ore 18 di giovedì 2 aprile si è aperto il Triduo Pasquale che, attraverso la contem-plazione della passione e morte di Gesù, ha condotto alla gioia della Risurrezione di Cristo dai morti. Nella celebrazione del Giovedì Santo si ricorda il momento in cui, secondo la legge e l’uso ebraico, Gesù celebra con i suoi discepoli la festa ebraica di Pasqua, memoriale della liberazione d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto e in cui istituisce l’Eu- caristia e il sacerdozio ministeriale. Monsignor Guido Marini ha presieduto la celebrazione alla presenza del vicario generale, dei vicari episcopali e foranei e dei sacerdoti e diaconi della Chiesa di Tortona. Nella sua profonda omelia ha riflettuto sull’Ultima Cena che è il momento culminante in cui Gesù, nel cenacolo, ha consegnato alla Chiesa il suo dono più grande, in un clima di intimità singolare con i suoi apostoli, che «oggi noi vorremmo in qualche modo rivivere e sperimentare». «In quella notte, nel cenacolo, – ha detto il vescovo – il cielo entrò in una stanza e anche oggi noi possiamo fare questa esperienza del cielo in questa stanza che è la nostra cattedrale: è il cielo di Dio che entra nella stanza degli uomini e si rende presente qui in mezzo a noi, perché l’Eucaristia è un mistero d’amore, dove la parola mistero non dice una realtà oscura ma uno splendore che neppure riusciamo a capire». «L’Eucaristia – ha aggiunto – è il Signore Gesù presente e vivo per noi. Non è una cosa, è qualcuno. Non è una parola strana, è la parola che indica lo splendore più grande che questa nostra povera storia umana possa conoscere e sperimentare». Il gesto della lavanda dei piedi, «che muove i sentimenti e suscita emozioni, come ha spiegato il vescovo «vuole ricordarci fino a che punto l’amore del Signore è giunto per noi» ovvero fino al dono della sua vita per noi. Citando Efrem il Siro, Mons. Marini ha sottolineato come, attraverso l’Eucaristia, il tutto di Gesù si “mescoli” con il tutto di noi: «la vita cristiana ha una forma cioè un’identità ed è la forma eucaristica, l’identità eucaristica, perché la vita cristiana è un tutt’uno con l’Eucaristia». Al termine dell’omelia, il vescovo ha compiuto la lavanda dei piedi a 12 ragazzi della Comunità pastorale “San Marzia- no”. Dopo la Comunione, poi, ha portato il S.S. Sacramento all’altare della Reposizione, dove è rimasto per l’adorazione silenziosa che si è protratta per l’intera notte. Dopo cena la Comunità pastorale “San Marziano” ha organizzato la visita agli Altari della Reposizione delle chiese della città a partire da San Bernardino con l’arrivo in cattedrale. Le giornate di Venerdì Santo e di Sabato Santo sono iniziate con l’Ufficio delle Letture guidato dal vescovo in cattedrale. Nel pomeriggio del 3 aprile, giorno di preghiera e di digiuno per tutta la Chiesa, si è svolta l’azione liturgica della Passione durante la quale Mons. Guido Marini si è pro- strato in adorazione silenziosa davanti all’altare, prima di accogliere e adorare la croce, insieme a tutti i fedeli presenti. Dopo aver ascoltato il racconto della Passione di Gesù, Mons. Marini nella sua riflessione ha affermato che tra tutti coloro che sono contro Gesù «ci siamo anche noi, nessuno escluso, perché tutti siamo peccatori e tutti siamo artefici di quella passione del Signore». Sottolineando la parola pronunciata da Pilato durante il processo a Gesù: «Ecco l’uomo», il vescovo Guido ha individuato qualcosa di molto più grande e profondo, «perché se è vero che Gesù in quella sua umanità martoriata è uno specchio nel quale ci riconosciamo, in quella sua umanità martoriata c’è anche una finestra aperta e spalancata sul volto di Dio». «Gesù è così martoriato crocifisso perché è l’amore, perché mi ama perché ha dato se stesso per me e perché, addirittura, ha voluto che il mio essere cattivo diventasse il motivo della mia salvezza». Alle ore 21 Mons. Marini ha presieduto la Via Crucis in cattedrale e nelle breve riflessione finale ha ricordato la vicenda storica dell’imperatore Eraclio che, nel 630 d.C., tentò invano di riportare le reliquie della Croce a Gerusalemme indossando abiti sfarzosi. Solo dopo essersi spogliato di ogni ricchezza, su suggerimento del vescovo Zaccaria, riuscì nell’impresa. L’episodio è un valido mo- nito per comprendere che l’orgoglio e i beni materiali costituiscono un ostacolo insormontabile per chi desidera avvicinarsi al mistero di Cristo. Il vescovo ha esortato i presenti a non dimenticare mai ciò che ci ricorda anche l’apostolo Paolo: «Il motivo della nostra gloria, il motivo del nostro vanto, il motivo della nostra gioia, il motivo della nostra speranza, il motivo della nostra pace è su quella via della croce che ha percorso Gesù, è su quella via di amore, su quel mistero di amore infinito che il Signore ha per noi». La solenne Veglia del Sabato Santo alle ore 21 ha concluso il Triduo e si è aperta con la suggestiva benedizione del fuoco sul sagrato della cattedrale, seguita da quella del cero pasquale. La liturgia della Parola, il canto del Gloria, e l’Alleluia hanno preceduto la proclamazione del vangelo e l’o- melia del vescovo che si è rivolto in modo particolare a 11 catecumeni (Amarildo, Chiara, F bjan, Farida, Lametu, Osla, Salvatore, Sandy Liz, Simona, Sofia e Sun Young) che hanno portato a termine il cammino iniziato nella prima domenica di Quaresima. A loro che nella notte di Pasqua hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana, Mons. Marini ha ricordato le parole del santo vescovo Ilario di Poitiers che, dopo la sua conversione al cristianesimo, diceva a Gesù: «Prima di incontrarti non esistevo». E li ha esortati a fare proprie queste parole, perché «dal momento in cui incontriamo Gesù risorto e vivo» inizia «una lunga storia d’amore, senza fine» che «si protrae per l’eternità, perché Dio in Gesù Cristo l’amore infinito ed eterno» «dà senso alla vita, illumina il cammino della vita». Mons. Marini ha anche ricordato che la luce della candela portata in mano nella veglia pasquale «è segno della luce vera ed eterna che è Cristo Gesù, Signore nostro, che dà luce alla vostra vita con l’amore con il quale la ricolma». Ai catecumeni il vescovo ha raccomandato anche di non avere paura perché il Signore è per loro guida e compagno e di annunciare Cristo al mondo con gioia ed entusiasmo e li ha, infine, ringraziati perché in virtù della loro presenza, tutti nella sera di Pasqua hanno ritrovato «la bellezza, la gioia, lo stupore e l’entusiasmo di essere di Gesù, di esistere davvero» e di essere «tutti di Cristo». Dopo la benedizione dell’acqua lustrale e l’aspersione dell’assemblea, i catecumeni, accompagnati dai loro padrini e madrine, hanno ricevuto il battesimo e la cresima. Il giorno di Pasqua, Mons. Marini ha celebrato in cattedrale la S. Messa alle ore 10.30, alla quale erano presenti anche il sindaco e le autorità cittadine. Prima della benedizione finale, il vescovo ha ringraziato i parroci, i ministranti, i diaconi, la corale della Cattedrale diretta da Daniela Menditto, i volontari del “Collegium Marcianum” e quanti hanno contribuito a rendere solenni le celebrazioni pasquali.

Daniela Catalano (Foto: Luigi Bloise)

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