“Io sono la resurrezione e la vita”

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Martedì scorso nel teatro “San Rocco” di Voghera il vescovo ha tenuto la catechesi quaresimale della Comunità pastorale cittadina

VOGHERA – Nella serata del 21 marzo, alle ore 21, presso il teatro “San Rocco”, numerosi fedeli si sono ritrovati, come ogni martedì di Quaresima, per ascoltare la catechesi sulla Parola tenuta dai parroci mons. Marco Daniele e don Cristiano Orezzi.

Questa volta, però, a proporla è stato il vescovo Monsignor Guido Marini che ha affrontato una delle tematiche di questo tempo forte – “la vita” – partendo dal brano del Vangelo di Giovanni che racconta la resurrezione di Lazzaro (Gv 11, 1-45). Dopo la lettura del passo, Mons. Marini ha aiutato i presenti a entrare nel testo a livello spirituale per poter instaurare una relazione viva con la Parola che è il Vivente, che parla adesso a ciascuno di noi. Il rapporto, infatti, non è mai con un testo, perché tutti hanno la grazia di entrare in relazione con la Parola Vivente, il Risorto presente in mezzo a noi.

«Siamo sulla bocca di Dio» ha detto Monsignor Marini, usando un’immagine tratta dal Deuteronomio riguardante Mosè: «Entriamo dentro questa Parola perché la nostra vita venga plasmata e diventi vita della nostra vita». Il brano, molto lungo e articolato, ma nello stesso tempo molto semplice, costituisce come una cerniera tra due grandi momenti del Vangelo di Giovanni ed è una prefigurazione della resurrezione di Gesù che aiuta i discepoli – e quindi noi – a entrare in quei giorni drammatici.

«Tutti i personaggi – i discepoli, Marta, Maria, i Giudei – “escono” e camminano verso Gesù che è la vita e anche noi siamo ascoltatori di questo annuncio: “Io sono la resurrezione e la vita”. – ha spiegato il vescovo – Noi che siamo “malati” come il suo amico Lazzaro, entriamo nel testo come protagonisti di quanto accade, noi che siamo deboli e affaticati possiamo ricevere la vita e risorgere se siamo in Gesù, infatti la vita cristiana è un già e non ancora nella misura in cui siamo in Lui sperimentiamo già ora la resurrezione e la vita».

Lazzaro esce dal sepolcro con le bende addosso: è una resurrezione, ma non definitiva e vera. Gesù sarà senza bende e senza lenzuolo perché là accadrà la resurrezione definitiva e il dono della vita vera.

«Il racconto di Giovanni – ha concluso Mons. Marini – è la presentazione di un segno che prefigura e rivela il mistero di Dio nel suo compiersi in pienezza come resurrezione e vita al di là della morte, come appagamento della sete che caratterizza la vita umana: la sete della vita vera che solo Gesù può appagare».

Suor Patrizia Gestro

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