Il cervello, i piedi e la scarpa

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Una volta, da queste parti, quando qualcuno la sparava grossa i vecchi dicevano che “parlava con i piedi”. Andate a dirlo all’europarlamentare della Lega, al nostro Angelo Ciocca, che nella sala stampa del Parlamento europeo a Strasburgo ha preso i fogli della relazione del commissario Moscovici e ci ha passato sopra una scarpa. La sua risposta è stata che “l’Italia merita rispetto e questi euroimbecilli lo devono capire”. Torniamo ai vecchi, ai contadini di un tempo: come recitava il proverbio? Scarpe grosse e cervello fino. La scarpa di Ciocca è affusolata, “made in Italy, proviene da Vigevano”, un modello che va di moda oggi. Oggi, per esempio, nessuno sognerebbe di calzare più un paio di scarpe come quello del segretario del partito comunista russo Nikita Kruscev, che aveva brandito la calzatura durante un’assemblea delle Nazioni Unite a New York. Oggi vai a capire cosa è cambiato, in che Repubblica siamo? La terza? La quarta? La storia scivola sotto le suole. Il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti ha stigmatizzato l’episodio: “Sono per una linea di grande fermezza ma di serietà”. Un’affermazione da prima Repubblica? Di “questo passo” la rimpiango sempre più. I politici litigavano, si mandavano a quel paese, (alcuni) si facevano gli affari loro in tutti i sensi, ma avevano il senso delle istituzioni, il rispetto dei luoghi di governo, delle assemblee parlamentari. Mi direte che era solo apparenza: forse. Però, al netto delle provocazioni, certi gesti erano impensabili. Il Micca, il protagonista del “Calzolaio di Vigevano” di Lucio Mastronardi, ci ha fatto una fortuna sulle scarpe, inseguendo il miraggio del boom economico. Un provinciale, un arrivista, ma ragionava col cervello. Il prototipo di quei politici che hanno usato le scarpe anche per arricchirsi, ma che se le toglievano solo prima di andare a letto.

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