Guerra in Ucraina: il vescovo in preghiera per la pace

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Lunedì scorso nel santuario della Madonna della Guardia l’adorazione eucaristica e l’invocazione a Maria. La Diocesi si mobilita per aiutare la popolazione martoriata

Le parole di Mons. Marini

«Chi prega – diceva tanti secoli fa san Giovanni Crisostomo, grande vescovo e dottore della Chiesa – ha le mani sul timone della storia».

Noi siamo qui questa sera a pregare con fervore e con tanta fiducia perché siamo convinti di questo: chi prega ha le mani sul timone della storia.

In questo momento di grande preoccupazione, di grande ansia e anche di grande dolore ci inginocchiamo dinanzi al Signore, a Lui eleviamo le nostre suppliche, le nostre accorate richieste, perché sappiamo che chi prega ha le mani sul timone della storia. Ci rivolgiamo al Signore della Pace, certi che Lui, e soltanto Lui, può cambiare i cuori, le menti, i gesti di violenza e di guerra in gesti di pace.

Gesù risorto si è presentato ai suoi dicendo: «La pace sia con voi». Noi oggi, con la nostra preghiera, ci rivolgiamo al Signore che è risorto, presente in mezzo a noi, e lo supplichiamo: «Ripeti oggi ancora questa parola, a noi tutti, a quanti hanno propositi e pensieri di guerra e di violenza. E che questa parola sia efficace, operi quello che dice».

Siamo qui perché siamo certi che pregando abbiamo le mani sul timone della storia. Da qui però vogliamo ripartire diventando sempre più “artigiani di pace”, per utilizzare la felice espressione del Santo Padre Francesco. Perché si comincia dal nostro cuore, dai nostri pensieri, dai nostri gesti nella nostra vita quotidiana, a costruire e a edificare la pace.

La pace, lo sappiamo, è opera della giustizia, che trova perfezione e compimento nella misericordia e nel perdono. Chiediamo la grazia di avere sempre pensieri, opere, propositi ispirati alla giustizia e al perdono. In ogni relazione, in ogni ambiente di vita, dove ogni giorno lavoriamo, fatichiamo e gioiamo.

Così saremo nel piccolo – ma è nel piccolo che si costruisce il grande – veri artefici e artigiani di pace.

Da qui ripartiamo chiedendo la grazia di avere un cuore grande, che batta in sintonia con il cuore stesso del Signore. Perché noi che Lo abbiamo incontrato, che abbiamo ricevuto la grazia del Suo amore, non possiamo che avere un cuore simile al Suo. Quanto manchi la pace, lo stiamo sperimentando in questi giorni: in tanti soffrono, tanti sono nell’angoscia, nel dolore, tanti perdono tutto e devono lasciare luoghi cari. Il nostro cuore non può non allargarsi e fare spazio a tutti costoro. Anzitutto con la preghiera, ma poi anche con la carità fattiva, dove questo sia necessario. Nella nostra Diocesi, la Caritas si è già attivata per accogliere alcuni profughi che cominciano ad arrivare numerosi anche da noi. Così pure l’Opera di Don Orione è già attiva in questa direzione. È un seme di un cuore grande, che la Chiesa ha, perché è il cuore del Signore che batte in Lei. È un seme del cuore grande che ciascuno di noi non può non avere, se il cuore del Signore batte in ciascuno di noi. La nostra preghiera questa sera è per la pace in Ucraina, è per la pace in terre ora martoriate dell’Europa Orientale. La nostra preghiera sale al Signore per la pace in tutto il mondo, perché – lo sappiamo – tanti sono i focolai di guerra e noi, davanti al Signore, non vogliamo dimenticarne alcuno. La nostra preghiera continuerà nel silenzio del nostro cuore, delle nostre case e delle nostre famiglie, nelle nostre comunità cristiane e nelle nostre parrocchie. Continuerà. Avrà un momento importante il prossimo mercoledì 2 marzo, giorno in cui il Santo Padre ha chiesto a tutti noi di essere uniti come un cuor solo e un’anima sola nella preghiera, nel digiuno e nella penitenza, per ottenere dal Signore il dono della pace. È bello e consolante essere qui, questa sera, mentre spirano venti di guerra, davanti al Signore risorto, Principe della pace.

È bello e consolante, perché stare dinanzi a Lui, il Principe della pace, ci dà fiducia, speranza, forza e coraggio. Ed è bello essere qui, dove Lui è presente e vivo, nella casa della Madonna, perché i nostri occhi questa sera si rivolgono anche a Lei e ricevono un’iniezione di serenità, di fiducia, di speranza. Al termine della nostra adorazione eucaristica, dopo aver ricevuto la benedizione, andremo vicino a Lei, alla sua immagine di Madonna della Guardia. Questa vicinanza è il segno della fiducia che abbiamo nel Suo amore materno. La invocheremo quale Regina e Madre di Misericordia, perché con la Sua misericordia guardi a questa, che noi spesso rendiamo una “valle di lacrime”, e con il Suo aiuto possa essere una valle di gioia, di serenità, di pace e di speranza.

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