Esperti dell’amore di Dio nella carità

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L’11 novembre Mons. Marini ha incontrato gli operatori della Caritas diocesana

TORTONA – Giovedì scorso, festa di san Martino di Tours, come tradizione i volontari che operano a servizio di chi ha bisogno, coordinati dalla Caritas diocesana, si sono ritrovati in cattedrale per la celebrazione eucaristica di ringraziamento.

A celebrare è stato il vescovo Mons. Guido Marini che nell’omelia, partendo dal brano della prima lettura tratta dal Libro della Sapienza, ha presentato «Dio amico dell’uomo» come espressione centrale della fede che impone a chi opera nella carità di essere «esperti e testimoni della carità del Signore». Per poter essere operatori della carità è indispensabile essere esperti dell’amore di Dio ed è essenziale che Lui sia il centro della vita, per vivere una profonda relazione di amicizia, incontrandolo, ascoltandolo e adorandolo.

Gli operatori sono anche chiamati a «essere testimoni di Dio alleato dell’uomo», sull’esempio di come hanno è stata vissuta la testimonianza della carità da santi come Madre Teresa di Calcutta e Martino di Tours. Concludendo il vescovo ha invitato i numerosi presenti a guardare il cielo per di- ventare esperti dell’amore di Dio e testimoni, chiedendo la grazia di «essere forti nella fede e credere davvero che Dio è amico e alleato».

Lo stesso invito era stato rivolto anche nel pomeriggio ai volontari e agli enti gestori (Cooperativa sociale Agape Onlus e Fondazione San Martino Antiusura) durante l’incontro che si è svolto nel salone della Caritas diocesana.

Dopo aver ascoltato la presentazione da parte dei due direttori don Francesco Larocca e Luca Simoni dei servizi e del personale che nel quotidiano si occupa delle attività caritative nella diocesi, Mons. Marini ha ricordato i motivi principali dell’azione caritatevole: ascoltare, ringraziare e sollecitare. L’ascolto per conoscere i volti, le storie e i servizi svolti in diocesi; il ringraziamento per la disponibilità che quotidianamente i volontari dimostrano ma soprattutto la sollecitudine a richiamarsi costantemente al cuore di Gesù crocefisso. «Tutto parte da lì, – ha detto – dall’incontro quotidiano con il Signore che con il suo amore ci invita a diventarne esperti e testimoni».

l.s.

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