Cimeli da tutto il mondo a Cella di Varzi: qui si prega per i caduti in guerra

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Domenica 17 settembre il Tempio della Fraternità di Cella di Varzi celebrerà due anniversari significativi: il 71° della sua fondazione avvenuta il 7 settembre 1952 e il 65° dell’inaugurazione che si è tenuta il 20 settembre 1958. Il programma della giornata prevede alle 10.30 il ritrovo delle autorità e dei fedeli presso il piazzale del tempio, alle 10.45 l’alzabandiera, alle 11 la Santa Messa celebrata dal vescovo emerito Mons. Martino Canessa, che sarà animata dai canti del coro ANA “Soreghina” di Genova, diretto dal maestro Giancarlo Oliveri, alle 12 la deposizione della corona di alloro al monumento dei caduti per la Patria e alle 16.30 il concerto del coro “Soreghina” nel tempio

Sorto nel 1952 a opera del compianto don Adamo Accosa (nella foto a destra), che lo fece edificare sui resti dell’antica chiesa di san Marziano del secolo XV, per ricordare gli orrori delle guerre, il Tempio della Fraternità è ormai famoso, si può dire, in tutto il mondo. Numerose le comitive, le associazioni, i circoli culturali, gli ex combattenti, le scuole, i giovani che lo vengono a visitare.

Questo luogo di culto si trova nel punto più alto di Cella, frazione di Varzi, a circa 700 metri di altitudine. La prima pietra, frammento dell’altare di una chiesa di Normandia distrutta nel 1944 durante lo sbarco degli Alleati, è stata inviata dall’allora Nunzio Apostolico a Parigi Angelo Roncalli, poi Papa Giovanni XXIII.

Il tempio è stato inaugurato solennemente e aperto al culto il 20 settembre 1958 alla presenza di numerose delegazioni estere. L’originale campanile ricorda un po’ le chiese francesi e nordiche. L’altare maggiore è costruito con rovine delle cattedrali e dei più insigni monumenti colpiti dalla guerra, inviati da tutte le città del mondo: Berlino, Londra, Dresda, Varsavia, Montecassino, El Alamein e anche da Hiroshima e Nagasaki.

L’altare maggiore, composto di cimeli, materiali e stili diversi, rappresenta bene l’idea ispiratrice di fraternità universale tra i popoli. Tutto il pavimento del presbiterio è quello originale del duomo di Milano, fatto con lastroni di quattro quintali l’uno e con uno spessore di dieci centimetri. È in marmo di Candoglia, un marmo bianco leggermente carnicino o rosato, intarsiato da altri marmi. La balaustra custodisce le sabbie dei fiumi più famosi della terra e, inoltre, vi sono raccolte terre e acque dei luoghi dove si svolsero le più grandi battaglie della storia. Il crocefisso è composto da armi provenienti dal Giappone, dal Congo, dall’Italia, da Portorico e dalla Birmania. Il tabernacolo, dono della Marina Militare, è ricavato da un proiettile. L’immagine della Madonna Cinese è composta da cimeli provenienti da Shangai e da altre località dell’Asia. Il pulpito è un insieme di resti di due navi inglesi che hanno partecipato allo sbarco in Normandia. Il fonte battesimale è costituito dall’otturatore di un cannone 305 appartenente alla vecchia corazzata “Andrea Doria”. La volta centrale è formata da dieci gradoni (diversi tra loro, in qualche particolare) dove sono scritti i dieci comandamenti nell’enunciazione biblica tradotta da San Girolamo. “Questi dieci gradoni vogliono rappresentare l’antica via della salvezza; una via fatta di molto impegno, di gradini, nei quali si può inciampare e cadere, per poi rialzarsi faticosamente e continuare il cammino”, scisse don Adamo Accosa.

Ci sono poi migliaia di oggetti trovati nei campi di battaglia addosso ai caduti: mostrine, orologi, anelli, lettere, diari, scarpe, baionette, fucili, elmetti, alcuni con buchi di pallottole, fotografie, lettere e bandiere. Dal settembre 2004 all’interno del Tempio della Fraternità è deposto un mattone della caserma dei carabinieri di Nassirija in ricordo dei caduti per la pace nell’attentato terroristico del 12 novembre 2003. Questi cimeli, rovine e ricordi di guerra sono qui non certo per essere onorati o esaltati, ma sono simboli e richiami di pace, oltreché mempria del sacrificio di tutti. Sul sagrato del tempio, sopra un grande arco orientale, spicca la scritta “Populorum Fraternitati” e l’anno di nascita: 1952.

Nel piazzale una serie di composizioni: un missile “Polaris”, una grossa ancora, un cannone da torretta di sommergibile, un altare allestito dalla Marina Militare che comprende, tra l’altro, mine, bombe di profondità, ancorotti, grosse catene, un siluro. Un po’ a lato di questo altare sorge un obelisco con tanto di sfinge (però non autentica), la statua di Papa Giovanni XXIII, la prima eretta nel mondo dopo la morte avvenuta nel 1963, da parte dello scultore Dino Bonalberti e che fu benedetta alla presenza dei fratelli Roncalli. E ancora il timone e la coda di un aereo CI 19 precipitato durante il massacro di Kindu nell’ex Congo belga dove furono trucidati, il 12 novembre 1961, 13 aviatori italiani facenti parte del contingente dell’operazione delle Nazioni Unite, un carro armato americano M7 “Sexton” e un cannone modello 57/150 della seconda guerra mondiale. Sempre dal settembre 2004 su un piccolo piazzale, prima della scalinata che conduce sul sagrato del tempio, è stato collocato un velivolo FI04 ASA, un caccia fuori uso, dono dell’Aeronautica Militare, in ricordo di tutti gli avieri.

A 200 metri dal tempio c’è il cimitero con il Sacrario dei Caduti della seconda guerra mondiale. Tutto ciò per meditare, ma soprattutto per onorare in varie forme i morti ovunque e comunque caduti.

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