Chi vuoi licenziare?

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Di Silvia Malaspina

Caro il mio Bruno Scapin, di te si è molto parlato per un’iniziativa alquanto controversa di cui ti sei fatto promotore in qualità di Ceo nell’azienda Bluergo di Castelfranco Veneto, che progetta e produce componenti elettromagnetici ed elettronici. Purtroppo da tempo la ditta versa in crisi, avendo subito una drastica riduzione del proprio mercato, soprattutto estero. Quindi cos’hai tirato fuori dal cilindro, caro Bruno? Appena prima della pausa natalizia hai fatto recapitare ai 60 dipendenti un’indagine nella quale si chiedeva di “dare il proprio contributo fattivo per aiutare la ditta a superare questo momento difficile”. I lavoratori avrebbero dovuto compilare un questionario in cui, tra le altre richieste, veniva proposto di indicare quale tra i col- leghi sarebbe stato preferibile licenziare, dovendo provvedere a un ridimensionamento del personale. Si offriva un ventaglio di possibili criteri: part-time, assenza di carichi di famiglia, la giovane età, ed era richiesto di indicare anche nomi e cognomi. Dalle mie parti, caro Bruno, questo si chiama istigare alla delazione, con l’aggravante che le persone segretamente denunciate non si sono macchiate di alcun reato, ma hanno adempiuto ai propri doveri lavorativi. La faccenda è diventata di dominio pubblico dopo che un tuo dipendente ha riportato il fatto ai sindacati, la cui presa di posizione è stata netta: «Una domanda surreale e inaccettabile, che umilia i lavoratori. Chiedere di firmare le risposte amplifica la pressione psicologica e trasforma l’azienda in un campo di battaglia. È un tentativo di disgregare il tessuto sociale. In un momento di difficoltà l’unità dovrebbe essere la risposta, non la divisione» e infatti il disagio interno è stato forte e molti questionari sono stati restituiti in bianco. Per parte tua, caro Bruno, hai cercato di arrampicarti sugli specchi, dichiarando all’Ansa che si trattava solo «di un’indagine interna per testare il clima aziendale. Il mercato è in crisi e il nostro obiettivo è quello di scongiurare i licenziamenti» e hai definito il questionario «uno strumento di ascolto». Sai, questo pasticciaccio brutto avrebbe potuto avere altre vie risolutive, ad esempio il ricorso a quegli ammor- tizzatori sociali che già hai utilizzato in passato. Un contratto di solidarietà: lavorare meno ore, ma mantenere inalterato l’organico. Se poi malauguratamente i licenziamenti si fossero configurati imprescindibili, la responsabilità di operare un giudizioso discernimento e provvedere ai tagli avrebbe dovuto essere esclusivamente tua.

silviamalaspina [at] libero.it

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