Bassetti: «La Legge anti-omofobia sia chiara, il Ddl Zan va corretto»

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Il cardinale, liberamente interpretato da molti media e dai social, esprime le riserve della Cei su un testo «scritto male» e chiede che «non si sconfini in terreni pericolosi, come la cosiddetta “identità di genere”»

Domenica 16 maggio, in occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, il cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, ha celebrato la Santa Messa a Roma, nella Basilica di Santa Maria in Montesanto e, durante l’omelia, facendo riferimento al messaggio del Papa, ha esortato quanti fanno comunicazione in questo «tempo così incerto», «a essere cercatori di verità e non amplificatori di notizie dannose o che non costruiscono il bene comune». «Il vero comunicatore, – ha detto – è colui che riesce a mettere il mondo in comune, a costruire ponti di comprensione, a promuovere la pace attraverso la narrazione ». A margine della sua riflessione, interrogato sul tema del Disegno di Legge Zan, ha sottolineato come la Chiesa è «per la difesa e la dignità di tutti, di qualunque uomo o donna». «Bisogna difendere sempre i diritti della persona. Mai omologare. » – ha aggiunto il cardinale, convinto che la legge «potrebbe essere fatta meglio perché dovrebbe essere chiara in tutti i suoi aspetti». Le parole del porporato in poche ore sono rimbalzate sui media e sui social, spesso male interpretate. Da più parti si è parlato di una presa di posizione della Chiesa sulla questione. Il giorno dopo, lunedì 17 maggio, Bassetti in un’intervista rilasciata a Gian Guido Vecchi del Corriere della Sera ha precisato: «Io ho sempre sostenuto che non ci fosse bisogno di questo Disegno di Legge perché c’è già tutta una legislazione sufficiente a tutelare le persone contro le discriminazioni e le violenze. Non ne vedevo la necessità, tutto qui». Ma se una Legge contro l’omofobia ci deve essere, allora «non deve prestarsi a sottintesi» nel difendere le persone omosessuali da insulti omofobi, aggressioni o violenze. «Tutte le creature devono essere difese, protette e tutelate». Come ha scritto, infatti, Papa Francesco nell’Amoris Laetitia «ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza ». L’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve ha evidenziato come la Chiesa italiana ha preso posizione sul Disegno di Legge in due documenti, il primo del 10 giugno 2020 e il secondo, più ampio, del 28 aprile scorso, redatto al termine della Presidenza nazionale della Cei che si è svolta il 26 aprile. In questa nota si ribadisce «il sostegno a ogni sforzo teso al riconoscimento dell’originalità di ogni essere umano e del primato della sua coscienza. Tuttavia, una Legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna». Da queste parole scaturisce l’affermazione di Bassetti che «potrebbe essere fatta meglio». «In ogni legge – ha aggiunto ancora al Corriere – il testo deve essere scritto in modo semplice e chiaro». A preoccuparlo è che «nella formulazione non si sconfini in altri campi, in terreni pericolosi come la cosiddetta “identità di genere”». «Una simile confusione antropologica – ha proseguito – mette in discussione la differenza uomo-donna e per noi è inaccettabile. Questo non vuol dire che non si debbano accettare o accogliere le scelte diverse, le varie situazioni esistenziali, le fragilità. Però una legge deve tutelare le garanzie e i valori fondamentali. La distinzione fra uomo e donna esiste. Per chi è credente viene da Dio, chi non crede dice invece dalla natura, ma esiste». La Chiesa, dunque, vuole costruire un «dialogo aperto e non pregiudiziale» per arrivare a «una soluzione legislativa forse più modesta, ma anche più efficace, che, tutelando effettivamente i più deboli, accogliendo e accompagnando i giovani nel loro percorso di crescita, faccia ritrovare a tutti il gusto di una società aperta e plurale, proprio perché sicura sui principi». Lunedì 17 maggio è stata celebrata la Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha salutato come l’occasione per asserire «il rifiuto assoluto di ogni forma di discriminazione e di intolleranza e per riaffermare la centralità del principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea». «Le attitudini personali e l’orientamento sessuale non possono costituire motivo per aggredire, schernire, negare il rispetto dovuto alla dignità umana, perché laddove ciò accade vengono minacciati i valori morali su cui si fonda la stessa convivenza democratica» ha ammonito il Capo dello Stato, per il quale «la società è arricchita dal contributo delle diversità». Nel frattempo il Ddl Zan, approvato dalla Camera dei deputati lo scorso 4 novembre, è approdato al Senato, dove il 18 maggio, nel primo giorno di discussione in commissione Giustizia, si è “scontrato” con un testo alternativo che presenta come prima firma quella di Licia Ronzulli di Forza Italia ed è stato sottoscritto anche da Matteo Salvini per la Lega e da Fratelli d’Italia. I due Ddl, Zan e Ronzulli, sono profondamente diversi ma entrambi saranno esaminati e discussi insieme. La decisione di congiungere il percorso dei due schemi di Legge è stata presa dal presidente della commissione, il leghista Andrea Ostellari.

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