Babbo Natale, Befana & Co.

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di Silvia Malaspina e Carolina Mangiarotti

“L’Epifania tutte le feste porta via”: al termine del tourbillon di festeggiamenti iniziati anche prima del 25 dicembre, ci siamo invischiate in una discussione su come siano cambiate nel tempo le tradizionali figure legate al Natale. Dalla semplicità e dall’imprinting religioso degli anni del boom e di quelli immediatamente successivi, siamo passati a una sempre più selvaggia commercializzazione del Natale.

I commenti, com’è giusto che sia, sono stati diversificati: «Non mi piace questa spettacolarizzazione del Natale, legato solo alla figura di Santa Claus: quando ero bambina, tutti noi piccoli, credenti, praticanti, non praticanti o miscredenti, eravamo convinti che i doni fossero portati da Gesù Bambino. A scuola – seppur abbia frequentato scuole statali – si scrivevano due letterine: una da posizionare sotto il piatto del papà, il quale l’avrebbe declamata durante il pranzo natalizio, l’altra per richiedere i doni, il cui proemio era: Caro Gesù Bambino. I genitori ripetevano il mantra: se non ti comporti bene, Gesù Bambino non porta nulla. Probabilmente oggi schiere di psicoterapeuti infantili si scaglierebbero contro queste affermazioni, ritenendole traumatizzanti ricatti nei confronti dei pargoli. In realtà funzionavano alla perfezione e avevano il merito di impreziosire gli acquisti con un’aura spirituale, tant’è vero che, quando mi fu regalata una bambola, la chiamai Stefania, perché, nel mio pensiero di seienne, Gesù Bambino sarebbe stato contento se le avessi dato il nome di un santo suo vicino di data!» «Io invece mi ricordo che mi raccontavi una storia molto arzigogolata: Gesù Bambino avrebbe riferito a Babbo Natale se ero stata buona e quindi questi sarebbe arrivato con slitta e renne a portarmi i regali. Ti ricordi che lasciavamo la finestra socchiusa, la tazza di latte al cioccolato, i biscotti per Babbo e le carote per le renne?» «Il mio era un tentativo, forse maldestro, di non abbandonare la tradizione: mi suona strano ancora oggi sentir parlare solo di Babbo Natale e Befana: per me, dopo Gesù Bambino, iniziava l’attesa, seppur meno spasmodica, per l’arrivo dei Re Magi. Questi non recavano grandi doni: in genere qualche dolcetto, però mi piaceva immaginare i tre barbuti astrologi che incedevano a dorso di cammello per le vie della città. Al contrario la Befana mi ha sempre intimorito: non ho mai capito cosa ci sia di accattivante in questa figura sgraziata dal ghigno beffardo.»

«Il legame con la fede resta però vivo con le figure di santa Lucia e san Nicola: insomma dicembre è un mese di grandi traffici per santi e profani, ma alla fine l’importante è conservare la magia del Natale: quando ho scoperto che Babbo Natale non esiste, ci sono rimasta male, ma ricordo che tu mi hai consolato dicendo che la cosa importante era conservare lo spirito natalizio. E ogni anno cerco di farlo.»

silviamalaspina@libero.it

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