Medicina, test ancora flop

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Di Silvia Malaspina

Cara la mia Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca, lo scorso 8 gennaio è stata pubblicata la graduatoria del nuovo test per l’ammissione alla facoltà di Medicina: 22.688 studenti hanno conseguito l’idoneità, superando almeno uno dei tre esami di Biologia, Chimica e Fisica nei due appelli di novembre e dicembre. I posti disponibili negli atenei italiani sono 17.278: non è necessario essere dei draghi in matematica per capire che circa 5.000 aspiranti medici dovranno dirottare i propri studi su corsi universitari “affini”: Biotecnologie, Biologia, Farma- cia, Scienze Infermieristiche. Tutto bene, quindi, cara ministra? Risolto il quasi trentennale busillis del test di ammissione che negli anni ha fatto più morti che la spada? Stando ai dati non sembrerebbe: sul campo di battaglia restano inermi circa 30.000 studenti che non hanno superato nessuna delle tre prove previste e ora non possono ricorrere all’apertura del paracadute delle suddette facoltà. Stando alle tue dichiarazioni, cara ministra, quest’ultimo sarebbe un problema irrisorio: «Abbiamo inserito nel circuito universitario 50.000 studenti di cui 17.000 in graduatoria di Medicina, altri 25.000 a zero esami superati avranno la possibilità di iscriversi al secondo semestre di qualsiasi facoltà». Quindi chi ha visto infrangersi il sogno di diventare medico può essere assolutamente felice e soddisfatto di diventare avvocato, bancario, insegnante… Rimane il fuggi-fuggi verso gli atenei privati, ma in questo caso la vocazione medica deve essere necessariamente corredata da un background economico molto solido. Non ti sembra una contraddizione, cara ministra? Lo scopo del test di ammissione era immettere a casaccio studenti nel sistema universitario anziché risolvere sul lungo periodo la cronica carenza di medici nel nostro Paese? In questi ultimi giorni, sei molto impegnata a rilasciare interviste nelle quali sprizzi ottimismo, ma forse dovresti umilmente riconoscere che l’esperimento del “semestre filtro” si è rivelato un flop. Innanzi tutto non si è trattato di un semestre, ma di un trimestre, nel corso del quale i ragazzi hanno dovuto affrontare uno studio che, per essere funzionale al superamento del test di ammissione, richiede almeno 8-10 mesi. La soluzione non è semplice, anche perché sarebbe auspicabile rivedere i programmi delle materie scientifiche nel triennio della scuola superiore, ma non c’è fretta: possiamo tranquillamente proseguire a importare medici dai Paesi dell’Est per supplire alle endemiche mancanze del nostro sistema sanitario.

silviamalaspina [at] libero.it

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