Ex Ilva, dopo lo sciopero continua la trattativa

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Il vescovo ha celebrato la messa all’Arcelor di Novi

NOVI LIGURE Tutti i lavoratori italiani dell’Arcelor Mittal (ex Ilva) martedì 10 dicembre hanno scioperato per 32 ore contro il nuovo piano industriale della multinazionale, che ha chiesto ulteriori 4.700 esuberi entro il 2023 e il mancato rientro al lavoro di 1.600 lavoratori attualmente in cassa integrazione. Migliaia di loro si sono anche recati a Roma per la manifestazione nazionale #futuroallavoro organizzata da Cgil, Cisl e Uil, alla quale erano presenti i segretari generali Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Da Novi sono partiti un centinaio di lavoratori insieme al sindaco di Novi, Gian Paolo Cabella, e al presidente del consiglio comunale, Oscar Poletto.

Anche il sindaco di Tortona, Federico Chiodi, ha voluto inviare un messaggio di solidarietà ai novesi dichiarando: «Il futuro dell’ILVA preoccupa tutto il territorio, perché si tratta di una realtà occupazionale fondamentale per l’intera provincia. L’amministrazione comunale è vicina ai lavoratori novesi e all’amministrazione, nella speranza che si possa trovare al più presto una soluzione positiva alla vicenda che compromette il futuro di tante famiglie». La vertenza terrà banco anche nelle prossime settimane. Da una parte c’è l’azienda, dall’altra i lavoratori e il governo che ha promesso di voler intervenire in prima persona, attraverso l’ingresso di società pubbliche. Nel frattempo la procura di Taranto ha rigettato l’istanza presentata dai commissari straordinari a novembre e ha disposto che l’altoforno 2 (Afo 2) venga adeguato entro il 13 dicembre oppure debba essere fermato.

Sicuramente i commissari presenteranno ricorso al tribunale del Riesame. L’eventuale spegnimento di Afo2, infatti, costringerebbe la fabbrica a utilizzare gli altiforni 1 e 4 e questo farebbe crescere il numero di lavoratori in cassa integrazione.

È stata, invece, rinviata al 20 dicembre l’udienza al tribunale di Milano per discutere gli atti legali che porterebbero la multinazionale ad abbandonare l’Italia. Il ministro dello Sviluppo economico, Patuanelli, ha negato che Mittal abbia offerto un miliardo al governo per andarsene.

Anche il vescovo ha voluto esprimere la sua solidarietà ai dipendenti dello stabilimento novese e venerdì 6 dicembre ha celebrato la messa all’interno della fabbrica, incontrando dirigenti, operai e autorità.

Nell’omelia, commentando il passo del vangelo che narra della guarigione di due ciechi ha messo in evidenza come ogni intervento di Dio ha al centro l’uomo e la persona. «Quando il nostro vivere, invece, non ha al centro la persona ma altro – ha detto Viola – si genera sofferenza e ingiustizia».

L’attuale sistema economico non pone l’attenzione sull’uomo ma sul denaro e sul profitto e per questo produce scarti e sofferenza.

«Questo è il momento di stare uniti tra noi e a tutti i livelli per rimettere al centro la persona, il lavoro, le famiglie» ha concluso il vescovo che ha assicurato la sua preghiera e la sua disponibilità ad appoggiare i lavoratori nelle loro iniziative.

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